i dibattiti del Giornale

2 VALORE DELLA TRADIZIONE

Il rispetto di Carloforte

per la cultura delle radici
Scrivere nel solco tracciato da Massimiliano Lussana non è mai impresa facile, il rischio di interessare meno il lettore è forte. Tuttavia credo che dopo l’ultimo suo sull’identità di Carloforte nell’amata terra sarda sia stimolante e perché no anche un po’ «propositivo» sottolineare il perché in Sardegna si vivano in modo così forte ed «intenso» tutte le cose riguardanti l’immaginario della dimostrazione dell’appartenenza. La Sardegna è una terra che tanto da, ma anche molto chiede. Il popolo sardo per sua natura è molto unito e compatto verso l’esterno, ma molto diviso sulle cose interne. La cultura è la fonte di unità, ma anche di parcellazione degli interessi. Praticamente ogni paese e quasi ogni borgo ha una sua lingua o dialetto. Che tradotto significa, affermazione del gruppo abitante un determinato territorio come certificato di garanzia di chi sei e da dove vieni con grande attenzione e sentimento verso le tradizioni e la storia delle persone nel particolare dei paesi. Ma, al tempo stesso, un blocco unico verso «il continente». Quello che ha descritto Lussana è la risposta ligure fiera ed orgogliosa di chi è nato e cresciuto in Sardegna ma con altro dna nel sangue. Già sangue e sentimento parole lontane oggi per la terra di Liguria. Il sangue che scorre nelle vene è una componente fondamentale per avere la forza di essere orgogliosi del proprio passato. Mai dimenticare da dove si è venuti! Il sentimento, invece, rappresenta l’amore verso la propria terra regione, città o borgo non vuol dire. In Sardegna ogni giorno si vive la testimonianza del tempo che è stato (Al riguardo il mondo dell’informazione da una grossa spinta. TV e giornali locali non perdono giorno per diffondere il messaggio identitario). L’aria che si respira è fatta di un affascinante passato che sembra voglia essere corteggiato sempre e da tutti indistintamente. Il quotidiano «vive» sulla bellezza di rappresentare un’esperienza unica che solo li puoi vivere. Ad Alghero, per esempio, se cammini per le strade del centro storico e dei bastioni senti su di te il piacere della storia della città. Detto in altre parole è l’unicità dei luoghi l’elemento guida e di cui ti senti circondato. Lussana ha citato il bravissimo Franco Bampi, un alto esempio di cultura fatta di radici e di un grande sentimento di generosità verso gli altri nel cercare di trasmettere un messaggio chiaro per il presente e soprattutto per le generazioni che verranno. Se Genova e la Liguria non ritrovano il proprio orgoglio saranno dolori...
Gian Luca Fois
2 IL METODO DEL CARROCCIO

La Lega non «pesca» voti:

è la gente che dà il consenso
Caro Massimiliano, dove mi trovavo in vacanza non arrivava l’edizione di Genova del mio Giornale, ma, rientrato il giorno di ferragosto, ho fatto in tempo a leggere parte del dibattito sulla «conquista di Tursi», con l’esclusione del tuo fondo pubblicato il giorno precedente; tuttavia ne ho capito il contenuto leggendo gli interventi di Renata Oliveri, Claudio Papini e Glauco Berrettoni. Secondo me, bisogna fare chiarezza sul concetto di «pescare voti» a sinistra, altrimenti sarebbe probabile, come dici tu, il rischio di perdere tre voti di destra a fronte di uno acquisito a sinistra. Non è e non deve essere così: forse si possono pescare voti con un candidato che possa riscuotere simpatie anche a sinistra (ma occorre vedere come agisca per procurarsi tali simpatie), o forse anche cooptando personaggi che provengono proprio dalla sinistra, forse ancora con molte preghiere volte a ottenere il miracolo. Forse. Di certo la Lega non va a pescare voti: è la gente che si avvicina alla Lega, votandola sempre di più, come potremmo vedere se si andasse al voto anticipato; e buona parte di questi voti provengono da sinistra, come le analisi del voto hanno dimostrato. E il perché di questo consenso, lo sanno anche le pietre: niente scandali, solo ottimi governatori, sindaci e ministri; leghisti che, una volta eletti, sono sempre in mezzo alla gente per fare gli interessi della gente e non i propri; e la gente li apprezza sempre di più. Così è, se vi pare. Un caloroso abbraccio

Assessore Municipio VIII–Medio Levante

e militante della Lega Nord
2 L’APPELLO

La stampa libera

deve aiutarci a capire
Egr. Direttore, tutti si attorcigliano e si mescolano in considerazioni, opinioni, impressioni e altro. Sembra, il nostro Paese, un grande salotto in cui più persone parlano e più si tira a campare. Poi tutti ridono sogghignano si offendono e si indignano, ma tutto questo sempre in funzione di quel bla bla bla. Faccio un appello alla stampa libera e intelligente e al coraggio di spiegare invece che assecondare il bla bla. Elezioni sì elezioni no. Fini intoccabile Berlusconi oggetto delle più nefaste accuse. Libertà totale dei partiti di offendere le più alte cariche dello Stato. Nessuno sa fare rispettare l'onore e la dignità dell'Italia. Questa premessa è, secondo me, l'esatta fotografia del nostro Parlamento, la perfetta rappresentazione che la nostra Costituzione permette di vivere e tirare avanti. Il Paese si comporta così come pretende la Costituzione. Un'ammucchiata di partiti (più sono meglio è), che parla e riparla, ma soprattutto senza essere legittimati dal popolo che «dovrebbe» indicarli per governare e non per imbrogliare. Bettino Craxi aveva avuto la grande intuizione che la Costituzione doveva essere cambiata, ma era un primo passo (sono passati 30 anni). Berlusconi sta tentando da diversi anni, di fare capire, soprattutto con l'azione di governo, quanto quella intuizione fosse giusta e inderogabile. Il Presidente della Repubblica non può non capire che se si chiede in Parlamento un nuovo Governo votato dai partiti, questo non risponde alla volontà popolare, ma rispettando appunto la Costituzione che ne prevede la possibilità, falsifica il voto precedente e di fatto pur legalmente usurpa l'espressione dei cittadini che avevano votato.
Gaetano Bruno
Capo gruppo PDL
Municipio Sestri Cornigliano
2 CONSIGLIO AI POLITICI

Solo il rapporto personale

vince sull’astensionismo
Gentile Direttore, ho letto con molto interesse il suo intervento in merito ai «consigli verso le prossime elezioni comunali» e i commenti che si sono succeduti. Mi permetto di aggiungere una riflessione sul tema dell'astensionismo che, a mio parere, è ormai difficile definire «di destra» o «di sinistra». Alle scorse elezioni comunali del 2007 la percentuale dei votanti era al 61,7% contro il 67,2% delle precedenti amministrative; circa 200.000 cittadini non sono andati a votare nel 2007; 30.000 cittadini, che avevano votato nel 2002, hanno deciso di non votare più nel 2007. Mi chiedo: come è possibile che a un genovese non interessi scegliere chi deciderà il futuro della città in cui vive? Forse chi si astiene è convinto che votare una persona o un'altra sia indifferente e ininfluente per Genova e per la propria vita o che, comunque, chi sarà al governo deciderà secondo i propri interessi o gli interessi di pochi. Mi tornano in mente alcune immagini di un documentario sulla elezione del Presidente Obama: le lunghe file di uomini e donne in attesa di poter esprimere il loro voto. Al di là del giudizio sulle scelte e i programmi, al presidente degli Stati Uniti va riconosciuto il merito di aver ridato speranza a tanti americani, di aver coinvolto persone, di tutte le età, etnie e ceto sociale; molti cittadini americani non solo hanno deciso di ritornare a votare ma hanno anche partecipato attivamente alla sua campagna elettorale, credendo in ciò che altri, tanti, ritenevano impossibile. Ritengo sia necessario che la politica in genere, ed il PdL in particolare, si mettano fin da ora al lavoro per individuare e promuovere persone in grado di dimostrare, con la loro storia di vita e non solo a parole, di essere affidabili e competenti, in grado di parlare con semplicità e autenticità al cuore della gente, di ispirare fiducia e speranza nel cambiamento. Sono convinta che l'incontro ed il rapporto personale siano buoni punti di partenza; è necessario accorciare le distanze tra la politica e la gente: da una parte, il politico deve cercare ed ascoltare il cittadino anche al di fuori della campagna elettorale; dall'altra parte, il cittadino deve cercare il politico non solo quando c'è qualcosa che non va ma, continuamente, sostenerlo e chiedere conto del suo operato; solo così sarà possibile ricostruire un rapporto fecondo fra elettori ed eletti, ridestare il desiderio di partecipazione politica, conoscere i bisogni e le risorse dei cittadini, coinvolgere persone nuove e lavorare insieme per il bene comune. Non si tratta soltanto di «cercare o meno i voti a sinistra» ma di ridare ai genovesi valori in cui credere e per cui impegnarsi, privilegiando un'attenzione «sociale», verso chi è più in difficoltà, che non deve più essere appannaggio di qualcuno, tanto meno della sinistra. Si tratta, a mio parere, di individuare persone e candidati capaci di rientusiasmare gli «astenuti», di farli sentire importanti, anzi necessari. Caro direttore, sono convinta che Genova possa ritrovare l'entusiasmo di credere in qualcosa e di fare grandi cose!
Simonetta Saveri
2 IL VOTO GIUSTO

Tra destra e sinistra

io scelgo Renata Oliveri
Caro Lussana, ho letto sul Giornale di Genova il dibattito sulla «pesca» dei voti, e dico che per pescare a destra o a sinistra occorrono dei bocconi buoni e ben serviti: i programmi da tutti ignorati ma che formano la base della riuscita delle proposte. Meglio sarebbe allora chiedere ai candidati se vogliono risolvere davvero e come la pratica «Vespasiani a Genova». Però, se la virtù sta nel mezzo, basta girare pagina e troverai la persona più adatta, Renata Oliveri.
Silvio Camillo Repetto