I difensori di Maria: «Le servono cure»

I legali di Maria Patrizio, la donna in carcere da mercoledì notte con l'accusa di aver ucciso il figlio di 5 mesi, Mirko Magni, annegandolo mentre gli faceva il bagnetto, chiederanno molto probabilmente il suo trasferimento in una clinica attrezzata. È quasi certo inoltre che sarà sollecitata al più presto una perizia psichiatrica, perché come ben sanno gli esperti, la depressione post partum in genere non dura più di 8-10 mesi dalla nascita del figlio. La speranza della difesa è che possa lasciare presto San Vittore la giovane mamma di Casatenovo, paesino della Brianza lecchese, teatro oltre 12 giorni fa di una drammatica vicenda, che ha ricordato a lungo il giallo di Cogne.
Oggi i suoi legali, Fabio Maggiorelli ed Ernesto Rognoni, avranno un nuovo incontro con Maria in carcere, quindi si recheranno a Lecco (è la Procura di questa città competente per il reato) per chiedere che la mamma venga trasferita in una clinica attrezzata. «Vorrei ancora una volta precisare - ha detto Maggiorelli - che Maria non ha mai confessato l'omicidio del figlio». È probabile però che i legali insistano perché Maria completi il suo racconto, in modo da chiarire una volta per tutte la sua posizione.