I dipietristi scaricano il capogruppo in poche ore

(...) Garifo, che a onor del vero non è del tutto nuovo alle vicende politico - amministrative essendo stato in passato consigliere comunale e vice sindaco di Serra Riccò, ha fatto il grande salto come uomo pubblico con la ammnistrative, ma si è «bruciato» come dipendente della civica amministrazione, finendo con le manette ai polsi prima e agli arresti domiciliari poi per ordine del gip Franca Borzone (il pm Francesco Pinto aveva chiesto la custodia cautelare in carcere), essendo incorso, secondo l’accusa, nel reato di peculato con accesso abusivo al sistema informatico, aggravato dal fatto di essere un pubblico ufficiale. Cosa avrebbe combinato? Approfittando della qualifica di responsabile dell’ufficio cassa (reparto contravvenzioni), è «entrato» nel sistema e, nel giro degli ultimi due mesi, si è appropriato di 15mila euro (è il periodo monitorato, ma le indagini proseguono con riferimento al passato). Semplice il marchingegno adottato per entrare in possesso di parte del denaro dei multati. I cassieri mettono il denaro in una busta, rilasciano una ricevuta e poi trasmettono al computer la stessa cifra (ad esempio 500 euro). Garifo, il capo ufficio, con la propria password accedeva nel sistema informatico e correggeva per difetto l’importo delle ricevute delle contravvenzioni (ad esempio, da 500 a 300) incassando la differenza. Il malaffare è stato scoperto in seguito alla segnalazione di un dipendente, insospettito dalla differenza tra l’importo della ricevuta a mano e la cifra che appariva. Il pm Pinto, avvalendosi della collaborazione dei vigili urbani della sezione giudiziaria, ha fatto cambiare le password. Garifo è cascato nel tranello, e ha effettuato il primo accesso con la nuova chiave, cambiando per difetto l’importo. In queste ore verifiche sono in corso sui conti correnti bancari dell’arrestato. Garifo è entrato in consiglio provinciale per un pelo. Il seggio era stato assegnato a Emanuela Cappello, che ha vinto anche in Comune. Poi vi era stata una correzione per errore di conteggi. Garifo è rimasto consigliere provinciale, mentre la Cappello è diventata assessore. Ma l’Italia dei Valori lo scarica subito, in poche ore. Un comunicato firmato dalla consigliera regionale Patrizia Muratore e dall’assessore comunale Francesco Scidone (che è anche il suo «superiore» come responsabile della Città Sicura) precisa che Garifo era «già esponente dei Verdi, già assessore di un Comune dell’entroterra», ma anche che ha «erroneamente occupato il seggio da consigliere provinciale per errore nella verbalizzazione finale». Senza contare che loro, i dirigenti del partito, non potevano sospettare di Garifo perché «appartenente alla polizia municipale e già solo per questo di provata e indiscutibile integrità morale». Ma intanto ora lo hanno già scaricato.