I dirigenti Ama: «Il Piano rifiuti della Regione non funzionerà»

Il Piano regionale dei rifiuti «non è congruente con i dati reali». Parola dei dirigenti di Ama Spa che hanno sintetizzato le loro considerazioni in un documento. Serve «un impianto per la selezione dei rifiuti con una potenzialità di circa 300 mila tonnellate all’anno e un impianto per bruciare il combustibile da rifiuti (CdR) prodotto per una potenzialità di oltre 200 mila tonnellate anno».
Solo a Roma si producono in media circa 1 milione e 900 mila tonnellate annue di rifiuti, con un aumento annuo medio del 2%. La raccolta differenziata, a regime del 50%, secondo quanto indicato nel «piano Marrazzo» secondo i tecnici si fermerebbe «al 40% come obiettivo concreto e quindi l’assorbimento di circa 760 mila tonnellate l’anno». Di qui il problema «di trovare allocazione per il restante 60% di rifiuti che ammonta a circa 1 milione e 200 mila tonnellate l’anno».
A oggi i quattro impianti di trattamento a freddo presenti sul territorio «tratteranno circa 900 mila tonnellate l’anno di rifiuti, con una produzione di 350 mila tonnellate di Cdr. Di qui l’esigenza di un ulteriore impianto di selezione del rifiuto indifferenziato con una potenzialità di circa 300.000 tonnellate l’anno». Il Piano regionale conferma la realizzazione di un gassificatore per il CdR con due linee con una potenzialità di 90 mila tonnellate l’anno ognuna oltre all’utilizzo dei due combustori di Colleferro che hanno una capacità residua pari a circa 60 mila tonnellate l’anno.
A fronte di una necessità di trattamento di 350mila tonnellate si ha «un deficit di circa 110 mila tonnellate l’anno». A queste si dovrebbero aggiungere le tonnellate prodotte dall’impianto «attualmente non previsto» che dovrebbe trattare le 300 mila tonnellate generando circa altre 100 mila tonnellate l’anno di CdR. Oltre a ciò vanno sommati gli scarti provenienti dalla raccolta differenziata per un totale di 76 mila tonnellate l’anno. Manca quindi all’appello «un impianto della potenzialità di circa 300 mila tonnellate l’anno, già previsto e che si regge sulla premessa del raggiungimento del 40% della raccolta differenziata». La raccolta differenziata poi avrà dei costi che influiscono sull’aumento della tariffa «che potrebbe mettere in discussione il piano industriale e un inevitabile quanto impopolare aumento della Tari».