I diritti dei bimbi al convegno internazionale delle avvocatesse

Sono oltre seicento le persone che, da oggi fino a sabato, discuteranno di donne, bambini e legalità. Seicento persone da cinque continenti sono venute a Milano, al Palazzo delle Stelline, in occasione del 23esimo congresso internazionale di Fida, Federazione internazionale Donne Avvocato. L’avvocato milanese Giovanna Chiara, presidentessa in carica insieme alla finnica Pirkko Koskinen, ha organizzato alle Stelline una tre giorni sul tema «I bambini sono il futuro».
Fra gli ospiti Mariolina Moioli, assessore alle Politiche sociali del comune di Milano, Oluwatyn Saraki, first Lady dello Stato di Kwara-Nigeria, l’onorevole Rebecca Kadaga, del parlamento dell’Uganda, la senatrice Marilena Adamo e rappresentanti di Ong che lavorano in Malesia, Sri Lanka e Brasile contro la pedopornografia.
«Vogliamo mettere nell’agenda di ogni persona sensibile un appuntamento di incontro tra le varie culture e di riflessione sul ruolo delle donne nella costruzione di un futuro per i nostri figli», spiega l’avvocato Chiara. Ma federazioni come queste, tutte al femminile, non finiscono per diventare un ghetto? «Per la Fida - dice - non si tratta di creare un nuovo gruppo di avvocatesse: ce ne sono negli studi di diritto, nelle università, nelle commissioni pari opportunità. E per la verità se sono ghetti, sono ghetti che i mass media, a torto, ignorano. Per la Fida, si tratta di considerare cosa vuol dire in società moderna “benessere delle donne e dei bambini” per il futuro della stessa umanità». Fida infatti opera, attraverso un’azione di lobby tra donne avvocato, magistrato e funzionarie esperte di diritto soprattutto in Paesi dove la tutela delle donne e dei minori è latente. Ma anche in Italia è all’erta: «Le nostre leggi quasi sempre esprimono principi sacrosanti, anche per la protezione delle donne e dei minori - conclude l’avvocato -. Il problema è che sono tante, e talvolta poco coordinate tra loro. Un ulteriore problema è che spesso sono di difficile applicazione, anche per ragioni burocratiche. Infine, ma dovremmo dire in principio, sta il grosso tema dell’organizzazione giudiziaria, oberata da processi e procedure che rendono difficile al cittadino e alla cittadina ottenere giustizia».