«I disastri dell’umanità La Madre Terra smaschera i colpevoli»

Teresa Pomodoro martedì al No’hma: «Tutta la sala diventa palcoscenico»

Sergio Rame

Una caverna, qualche tronco bruciato e una monorotaia che non ha una destinazione. Un viaggio introspettivo per mettere l’uomo davanti ai propri soprusi. Teresa Pomodoro presenta, martedì sera (ore 21), il suo nuovo capolavoro Madre Terra, in anteprima nazionale sul palcoscenico del teatro No’hma (via Orcagna 2). Una commedia ricca di equivoci divertenti e speranza. «Madre Terra - spiega Pomodoro - smaschera una società insulsa, che si presenta in tutta la sua ignoranza e in tutto il suo cinismo».
«Madre Terra» è una «bizzarra vecchia signora» che vuole verificare di persona i disastri compiuti dagli uomini: l'impatto è tanto forte che non riesce a riconoscere il mondo stesso...
«Non solo non lo riconosce, ma avverte anche l’estraneità che la circonda. Lo smarrimento è palpabile: Madre Terra affiora da una caverna e si viene a trovare in uno spazio vuoto. Rimane da sola fino all’arrivo di una spedizione scientifica, che da lì dovrebbe partire per un incontro sul pianeta che si terrà in Guatemala. Della spedizione fanno parte uno scienziato, un generale, un ministro e il suo segretario, un’antropologa, un ricercatore universitario, un'accompagnatrice dell'agenzia di viaggi».
Una scelta che, per quanto eterogenea, non include persone semplici. Per quale motivo?
«È una scelta voluta. Abbiamo deciso di portare sul palcoscenico solo quella fetta di società che dirige i destini delle persone semplici. Madre Terra non viene sul nostro pianeta per incontrare le debolezze e le privazioni umane, ma chi le causa. Per questo, il gruppo comprende tutti gli ambiti della vita umana: la guerra, la scienza che dimentica l'anima della società, la politica e l’economia...ambiti della nostra vita che Madre Terra vuole approfondire e capire».
Umanizzare la natura riprende le Operette morali di Leopardi: si tratta di una scelta stilistica o di un messaggio più profondo?
«La natura si fa umana caricandosi di sentimenti, emozioni e fattezze che la rendono poetica e forte allo stesso tempo. Solo alla fine dello spettacolo, Madre Terra rivelerà la propria identità lasciando senza parole il gruppo che cercherà di convincerla ad apparire in televisione per poter comunicare con tutti e far sentire finalmente la sua voce. Sarà così che, sotto riflettori abbaglianti di uno studio televisivo, arriverà Madre Terra per interagire direttamente con il pubblico, provocando un finale pieno di speranza e di fiducia nell'uomo».
L’ambientazione, pensata dallo scultore Claudio Bonomi, diventa parte integrante della pièce tanto da rendere attore protagonista anche il pubblico...
«Tutto il teatro diventa palcoscenico: dall'ingresso parte una monorotaia arrugginita che va a scomparire nella caverna-ventre disposta sul palcoscenico, da cui uscirà Madre Terra. Ovunque, nel foyer, legni bruciati vogliono ricordare la primordialità fisica e la brutalità con cui l'uomo s'impone sul pianeta. Anche le musiche dell'ensemble di Giovanni Falzone hanno lo stesso scopo: danno voce alla presenza di Madre Terra sul palcoscenico».