«I disoccupati inglesi? Si rimbocchino le maniche»

LondraDisoccupati di lungo termine niente storie: o vi rimboccate le maniche o perdete il sussidio. Anche se non proprio così brusco - gli inglesi sono persone geneticamente gentili - suona più o meno così il monito lanciato dal governo britannico di David Cameron nel nuovo piano di riforma del welfare che verrà illustrato questa settimana dal ministro per il lavoro e le pensioni Iain Duncan Smith. La notizia è stata anticipata ieri con grande risalto da molti quotidiani nazionali suscitando le prime polemiche sebbene già si sapesse che questa coalizione aveva tutta l'intenzione di affrontare a muso duro il problema di uno Stato assistenziale con troppe anomalie.
La Gran Bretagna ha uno dei più alti tassi di disoccupazione di Europa con un milione e 900mila bambini che vivono in famiglie dove nessuno degli adulti lavora e un milione e 400mila soggetti che hanno potuto usufruire dei sussidi di disoccupazione per nove degli ultimi dieci anni. Ma soprattutto la maggior parte di queste persone ha preferito rimanere disoccupata anzichè cercarsi un impiego perchè a conti fatti era più conveniente. Allo stesso tempo il trascorrere un periodo così prolungato lontani dal mondo del lavoro ha trasformato la disoccupazione nell'unica vera condizione di vita riconosciuta. Chi non lavora da dieci anni ha spesso disimparato del tutto a farlo e, se non ne ha più la forza, spesso non ne ha la voglia.
Per questo al ministero del lavoro hanno pensato di introdurre un nuovo schema per insegnare ai disoccupati cronici che cosa si fa normalmente durante la settimana. In base al progetto, agli assistenti dei centri di reclutamento verrà quindi dato il potere di collocare obbligatoriamente gli iscritti alla lista di disoccupazione in scuole, organizzazioni senza scopo di lucro e uffici comunali almeno per 30 ore alla settimana per un periodo di quattro settimane. Chi rifiuterà di presentarsi oppure si recherà al lavoro accumulando ritardi su ritardi perderà il diritto al sussidio di disoccupazione e agli altri benefit correlati per almeno tre mesi. Nel corso di questo apprendistato generico i soggetti dovranno svolgere mansioni soprattutto manuali, potranno essere imbianchini, giardinieri, spazzini. Una manna soprattutto per le amministrazioni locali alle prese con pesanti tagli di fondi, ma anche l'insolita opportunità per i disoccupati recidivi di reinserirsi in una routine quotidiana fatta di orari precisi e di precisi doveri.
Un secondo obiettivo del governo è anche quello di smascherare in questo modo i falsi disoccupati, quelli cioè che incassano il sussidio svolgendo nel contempo uno o più lavori in nero senza dichiararli. Più raramente gli impieghi offerti potranno essere anche nell'ambito di grandi aziende che potrebbere venir persuase a partecipare al progetto. Ieri l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams ha criticato l'iniziativa dichiarando che un simile progetto potrebbe far precipitare le persone più deboli in una spirale di incertezza sempre più drammatica se non nella totale disperazione. «Chi si trova in questa condizione _ ha detto alla BBC - non è né stupido né pigro, ma una vittima delle circostanze avverse. Aumentare la pressione su queste persone può farle cadere in uno stato di profondo smarrimento». Immediata la replica del segretario al Tesoro Danny Alexander. «Non vogliamo punire nè umiliare nessuno - ha spiegato sempre alla BBC - ma soltanto reinserire i disoccupati nella routine lavorativa».
Un'impresa assolutamente non facile per il vasto popolo di senza lavoro britannico coccolato da un welfare che nemmeno la Lady di Ferro Margaret Thatcher aveva mai osato scalfire. «Il piano si propone soprattutto di ridurre la dipendenza dai sussidi e di far pagare il lavoro fatto - ha sottolineato il ministro Smith - una cosa che possiamo fare per realizzare tutto questo è spingere la gente a fare dei lavori manuali per una o due settimane. Riappropriarsi di una certa routine può restituire a chi è disoccupato il senso del lavoro».