I disoccupati scendono al 6% minimo dal ’92

da Roma

Scende al 6% la disoccupazione in Italia nel secondo trimestre di quest’anno, dal 6,2% del trimestre precedente: un dato che rappresenta il minimo degli ultimi 15 anni. Il numero degli occupati è risultato pari a 23 milioni e 298mila, con una crescita su base annua di 111mila unità. L’occupazione aumenta al Nord (+0,7%) e nel Centro Italia (+2%), ma diminuisce al Sud (-0,9%). E sempre nel Mezzogiorno si concentra il fenomeno delle rinunce: individui in età da lavoro che «scoraggiati», sostiene l’Istat, non lo cercano più. Nè i sindacati nè il governo, di fronte a un dato così positivo (la media della disoccupazione nell’area euro in luglio era del 6,9%) stappano lo spumante, tutt’altro. Il fatto che, evidentemente, il calo dei disoccupati sia legato alle flessibilità introdotte dal pacchetto Treu e dalla legge Biagi, fa venire l’orticaria alla Cgil ed al ministro del Lavoro. Per il meridione, il segretario confederale Cgil Fulvio Fammoni parla di «emergenza nazionale». E Cesare Damiano, pur non potendo negare che il 6% di disoccupazione sia positivo, puntualizza che il dato «non chiarisce il problema della qualità dell’occupazione». «Si direbbe quasi che l’Istat cerchi di scusarsi coi profeti della mistica del precariato per aver reso pubbliche rilevazioni positive - commenta Giuliano Cazzola, presidente del Comitato per la difesa della legge Biagi - : l’istituto continua infatti a sostenere che la disoccupazione diminuisce a causa degli scoraggiati, ma non rende pubbliche le indagini che convalidano questa tesi». L’Isae, commentando i dati Istat sul lavoro, rileva a sua volta che c’è un’occupazione che aumenta anche al Sud: quella straniera. Forse, fra gli «scoraggiati» c’è qualcuno che rifiuta certi tipi di lavoro. Tutti gli istituti di ricerca internazionali confermano che la maggiore flessibilità introdotta in Italia ha aumentato l’occupazione. E l’Ocse ha sollecitato l’Italia ad attuare riforme che vadano nella stessa direzione. Si scopre, poi, che nel nostro Paese un lavoratore su 6 (uno su 5 al Sud) dipende dalla Pubblica amministrazione, e guadagna in media 23.400 euro l’anno. Compresi gli atipici e i lavoratori a tempo determinato, il settore pubblico garantisce uno stipendio ad almeno 4 milioni e 500mila italiani.