I divorzi dei milanesi sono tutti fuorilegge

È il «rito ambrosiano» del divorzio veloce, l’escamotage trovato in tribunale per ridurre i tempi d’attesa dei milanesi che vogliono mettere la parola fine al loro matrimonio: a tenere l’udienza e a emettere la sentenza, un giudice solo al posto dei tre che prevede la legge. In calce alla sentenza, quando viene poi depositata in cancelleria, compaiono però le firme anche dei giudici che all’udienza non hanno partecipato neanche per un istante.
Il «rito ambrosiano» viene utilizzato solo per i divorzi consensuali, che sono la ampia maggioranza, e trova tutti d’accordo: giudici, avvocati, e soprattutto i cittadini che così vedono ridotti i tempi d’attesa. Ma la regolarità di queste sentenze di divorzio è difficile da sostenere. Anche se l’avvocato Annamaria Bernardini de Pace, grande esperta di diritto di famiglia, prende risolutamente le difese della prassi instaurata a Milano: «Non c’è niente di anomalo, i giudici si vedono tra di loro prima e dopo le udienze. Così si fa prima. E poi in quegli uffici le stanze sono troppo piccole per starci tutti».