I dolori del Cavaliere: si opera alla mano e il Fli lo tormenta

Lunedì all’ospedale milanese Humanitas l’intervento al tendine. Intanto
con i finiani continua lo scontro su giustizia e leadership. Il premier dovrà restare in clinica due giorni. Rinviato il vertice italo-serbo

Roma La sola cosa che negli ultimi mesi gli ha procurato più fastidio è stato il continuo braccio di ferro con Gianfranco Fini. Per il resto, l’infiammazione al tendine del polso sinistro che lo affligge ormai da tempo è diventata per Silvio Berlusconi un vero e proprio calvario. Che lo ha costretto prima ad alcuni trattamenti di cortisone e poi all’uso del tutore, perfino in occasione di appuntamenti pubblici. Così, viste anche le insistenze dei medici, il Cavaliere ha finalmente deciso di non rimandare oltre l’intervento chirurgico. Il ricovero è previsto per lunedì, quando il premier rientrerà dalla sua tre giorni in Russia, dove è atterrato ieri per una visita privata a Vladimir Putin in una dacia non lontana da San Pietroburgo.
Questa volta, però, niente San Raffaele visto che l’operazione sarà effettuata presso l’Istituto clinico Humanitas di Rozzano, pochi passi da Milano, dall’equipe guidata dal dottor Alberto Lazzerini. Un intervento che non desta troppa preoccupazione visto che la sindrome del tunnel carpale viene trattata in anestesia locale e con un’incisione di uno o due centimetri, ma che comunque terrà il premier lontano dalla politica per un po’. Berlusconi, infatti, dovrebbe restare all’Humanitas di Rozzano due notti, tanto che ieri si è deciso di rinviare il vertice italo-serbo in programma a Belgrado la prossima settimana. Un occasione per prendersi una pausa di riflessione anche dalle beghe interne alla maggioranza che dopo il voto di fiducia di Camera e Senato ormai da 48 ore sembrano essere tornate ai livelli di guardia. Se giovedì lo scontro era sulla giustizia, infatti, ieri il muro contro muro s’è spostato sul caso Marcegaglia visto che il presidente della Camera ci ha tenuto a rendere pubblica la sua telefonata di solidarietà al numero uno di Confindustria. E cosa possa pensare il Cavaliere dell’inchiesta della procura di Napoli a carico dei vertici de Il Giornale è piuttosto prevedibile. La pattuglia finiana, però, dopo un giorno di riflessione non ha perso l’occasione per utilizzare la vicenda in chiave pro-Fini perché è chiaro che screditare il quotidiano che ha lanciato l’inchiesta su Montecarlo significa screditare l’inchiesta stessa. Così, seppure con toni garbati e molta discrezione, la butta lì Filippo Rossi, creativo direttore del webmagazine di Farefuturo: «Il Giornale di Feltri è la fogna della politica italiana».
L’ennesimo fronte, dunque. Di uno scontro che - al di là della consapevolezza dei contendenti sul fatto che le elezioni anticipate rappresentano un rischio per entrambi - diventa di giorno in giorno più aspro. Perché se era prevedibile che il caso Marcegaglia allontanasse ulteriormente Pdl e Fli, la polemica sull’eventuale leadership del centrodestra nel 2013 la dice lunga su quanto un equilibrio sia ormai difficile. Con l’ombra delle urne che aleggia da mesi sulla maggioranza, infatti, Andrea Ronchi pensa bene di lanciare Fini come «naturale candidato del centrodestra alle elezioni del 2013» bollando altre ipotesi come «frutto di scemenza mentale». Prevedibile e scontata la replica di Gaetano Quagliariello: fanno di tutto «per farlo fuori» ma «un leader già c’è» e «si chiama Berlusconi».
Insomma, una lunga sequela di screzi e contrasti. Con in sottofondo lo scontro che davvero conta, quello sulla giustizia. Non solo nel senso di riforma della giustizia ma pure di scudo giudiziario, quello di cui ha bisogno il Cavaliere per evitare di tornare nel bailamme delle procure. E quello che Fini ha intenzione di fargli sudare fino all’ultimo, così da logorarlo il più possibile. Strategia che lo stesso Italo Bocchino nelle sue conversazioni private non si premura di nascondere: lo scudo glielo faremo sudare fino all’ultimo e chissà se alla fine arriverà. Ecco perché nelle ultime ore Berlusconi ha deciso di rimettere sul piatto il processo breve, provvedimento che non prevede le lungaggini di un lodo costituzionale. Le diplomazie sono al lavoro, con Gianni Letta che è tornato in campo. Ma con la consapevolezza che si continua a camminare sull’orlo del burrone.