I dolori dei «poveri» miliardari La crisi dimezza il loro tesoro

Hanno un bel coraggio, disoccupati e cassintegrati, a lamentarsi perché i loro milleduecento euro al mese si sono dissolti nel nulla. Milleduecento euro: e che sarà mai. C’è gente, in giro per il mondo, che ci sta rimettendo miliardi di euro. Di più: nel giro di dodici mesi, questi disgraziati hanno perso pure parecchie posizioni nella classifica dei ricchi. Pensa l’imbarazzo quando si ripresentano al circolo del golf. O quando le mogli vanno dall’estetista. Proprio lì, sulla poltrona accanto, c’è un’odiosa pettegola con l’ultimo numero della rivista Forbes, che come ogni anno fa i conti in tasca ai nababbi del pianeta Terra. Cito a caso: che cosa può provare dall’estetista la signora Deripaska, sposata al re russo dell’alluminio, il suo micione Oleg? Sfogliando la rivista, le amiche apprendono improvvisamente che la cara Deripaska, fino all’anno scorso coniuge dell’uomo più ricco di Russia, nono al mondo, causa crisi globale si ritrova con un patrimonio precipitato da 21 miliardi di euro a 2,7. Mamma, mi si è ristretto il capitale: meno 88 per cento. Che vale il decimo posto in Russia e un umiliante 164º a livello mondiale. È chiaro che le amiche della signora Deripaska, limandosi le unghie, la guarderanno con occhi di compassione, senza riuscire a trattenere la domanda inevitabile: «Ma cosa aspetti a mollarlo, quel pezzente?». Non è vita stare con un uomo che vale al massimo 5mila miliardi di vecchie lire. C’è un limite a tutto.
Il problema della signora Deripaska, o di chi per lei, è che sta diventando sempre più difficile trovare altri uomini all’altezza delle sue aspettative. La radiografia annuale di Forbes mette a nudo, in modo molto preoccupato, la nuova povertà dei ricchi. L’amministratore delegato della rivista, Steve Forbes, dichiara serio: «I miliardari non si devono preoccupare per il prossimo pasto, ma se la loro ricchezza diminuisce e non si creano nuovi miliardari, significa che il resto del mondo non se la passa molto bene...».
Sostanzialmente, tutti quanti noi, ma soprattutto disoccupati e cassintegrati, nonché quei parassiti perditempo dei pensionati, dovremmo piantarla con le meschine lagne da congiuntura depressa, con il piagnisteo della quarta settimana, prendendo finalmente coscienza che oltre il nostro ombelico c’è gente in seria difficoltà. Gente che soffre. I dati sono spaventosi. Il più tremendo: al mondo, in un anno, i miliardari (si parla di euro) sono scesi da 1125 a 793. Mettiamoci una mano sul cuore e proviamo a pensare che ne sarà di queste 332 creature uscite di classifica.
E fossero solo loro. Anche gli altri, benché siano rimasti plurimiliardari, si ritrovano improvvisamente tutti in difficoltà. Basta prendere lo stesso Bill Gates, padre della Microsoft, tornato nuovamente al primo posto: vince con 31 miliardi di euro, ma perfino lui ne ha persi 14. Gli altri, non ne parliamo. Un’ecatombe. Il numero uno dell’anno scorso era il magnate Warren Buffett con 48 miliardi: adesso lo ritroviamo al secondo posto con 28. Il boss messicano delle telecomunicazioni, Carlos Slim, si piazza terzo, ma passando da 46 a 27 miliardi (per la cronaca: l’Italia c’è con Berlusconi, 70esimo a 5 miliardi, e mister Luxottica, Leonardo Del Vecchio, 71º a 4,8). Siamo al punto che nella depressione generale riesce a festeggiare soltanto il messicano Joaquin Guzman Loera, per la sua statura meglio noto come «El Chapo», il nanerottolo: da sempre nella lista dei narcotrafficanti ricercati, grazie a uno dei pochi mercati senza crisi ora compare anche al posto numero 701 della lista miliardari. Un gigante tra i nani.
Ma se si esclude l’eccezione di un dato chiaramente drogato, la Spoon River della grande crisi propone una galleria di facce dolenti. Bisogna mettersi nei loro panni, per comprendere la vastità del dramma. Ecco: tutto sommato sarebbe educativo mettersi nei loro panni. Anche solo sei-sette mesi, non di più. Per comprendere come possa improvvisamente cambiare la vita dopo il tracollo dell’economia. Passare dalla ricchezza e dal benessere più esagerati alla ricchezza e al benessere più esagerati. Però con tante preoccupazioni nuove. Perdere soldi di giorno e perderci il sonno la notte. Come dice il simpatico signor Forbes, è durissima. «Il miliardario tipico ha perso almeno un terzo del proprio patrimonio netto». E una sua giornalista, ancora più affranta: «È la prima volta dal 2003 che si perdono miliardari, e soprattutto non è mai successo con queste cifre. Il patrimonio totale dei più ricchi, al mondo, è sceso da 3.400 a 1.800 miliardi».
Non si riesce nemmeno a immaginare quanti siano, quanto valgano, a cosa corrispondano, i 1.600 miliardi di euro persi in un anno dai miliardari. È evidente: lasciando un attimo da parte l’ironia, resta effettivamente un chiarissimo segnale di quanto sia pesante, profonda, estesa la crisi economica. Comunque lo si legga, non è un bel segnale. Anche perché tutto questo denaro non si è spostato, passando da chi ne ha troppo a chi ne ha poco, il che renderebbe un po’ di giustizia al mondo. No, è letteralmente sparito. Volatilizzato. La qual cosa, se vogliamo dirla tutta fino in fondo, dimostra non solo quanto sia profonda la crisi, ma anche quante diaboliche porcherie certi geni della finanza siano riusciti ad architettare in pochi anni. Il meglio farabutto: mister Bernard Madoff, ex presidente Nasdaq, noto come re di Wall Street, 50 miliardi di truffa a migliaia di pensionati, risparmiatori, premi Nobel. I 150 anni di pena ipotizzati sembrano misura equa: forse la pietra tombale che serve davvero a questa era demenziale.
Sul grande bagno di miliardi, resterà ad aleggiare una domanda antica e irrisolta, la domanda di sempre: soffre più l’essere umano che perde i suoi milleduecento euro al mese o l’essere umano che perde trenta miliardi di euro in un anno? Probabilmente soffrono tutti e due, ciascuno in un modo diverso. Ma scendere da poco a niente ha tutta l’aria della tragedia irrisolvibile. Nella vita degli uomini, una semplice banconota può pesare più di un enorme forziere.