I dolori del giovane Walter

da Roma

Dedicato a chi, quando sente che Walter Veltroni è in procinto di andare al Polo Nord pensa sia uno scherzo. No, è tutto vero: Walter ha visto Into the Wild di Sean Penn e gli è piaciuto moltissimo (il film è già entrato nel prontuario di citazioni veltroniane), è rimasto colpito dalle ultime notizie sulla morìa degli orsi e sullo scioglimento dei ghiacci e ha spiegato a Marco Damilano de L’espresso: «Voglio fare un viaggio dove i ghiacci si stanno sciogliendo, dove si rischia una catastrofe ambientale». Quindi è solo sconcerto quello del blogger diessino Zoro, che su Il Riformista commenta: «Walter vuole vedere da vicino i drammi del mondo, vuole capire, vuole ascendere. In poche parole si è rotto il cazzo del Pd e viceversa».
Zoro non ricorre ai francesismi, come è noto. Ma rispecchia uno stato d’animo che serpeggia nel partito dopo questa ennesima settimana nera. I sondaggi danno il Pd «saldamente» sotto il 30% (al 28% in zona retrocessione-scissione, se sarà così alle europee); Carlo De Benedetti, l’editore più importante della stampa progressista, l’uomo che si era autoassegnato «la tessera numero uno» del Pd (prima che nascesse) ha gelidamente dichiarato (ora che è nato): «Non ho mai avuto, non ho, e non avrò mai, la tessera di alcun partito. Speravo che le battute fossero valutate come tali». È vero che di questa mitologica tessera aveva parlato Massimo D’Alema ad Antonello Piroso, proprio quella mattina - a Omnibus. Ma possibile che solo per coincidenza, questa «smentita» arrivi solo ora, due anni dopo la pubblicazione della notizia? Ovviamente no. E per capirlo bastava leggere l’ultimo numero de L’espresso che (guardacaso) proprio questa settimana confezionava un servizio a dir poco glaciale nei confronti del partito del Loft che fu (adesso lo hanno abbandonato), dal titolo a dir poco eloquente: «Processo al partito di Veltroni, ecco perché non decolla». Finito «il processo» (cinque pagine!) il settimanale di Largo Fochetti passa ai giovani. Ma per raccontare che sono spaccati in ben sette correnti a loro volta emanazione delle correnti dei «grandi», che è guerra fra la grintosa ministra-ombra Pina Picierno e il diessino che vuole contenderle la leadership (il sicilian-fassiniano Fausto Raciti) e tanti altri leaderini, fra cui il rutelliano Luciano Nobili (quello che ha portato nella lista «Giovani per Rutelli» Cristina Capotondi e nella Margherita Flavia Vento) e il franceschiano Gianluca Liorni (uno dei più stretti collaboratori di Dario Franceschini). Ai giovani democratici Veltroni a Cortona ha regalato parole algide: «Il vostro compito è riprendere lo spirito del pullman e delle primarie di un anno fa. Altrimenti vi spengo la luce», e - zac! - gesto di accompagnamento tutt’altro che rassicurante.
Però molti si chiedono che cosa passi per la mente del leader del Pd. Che già ad agosto parlava con toni strani delle prossime elezioni : «...temo che altri risultati elettorali dimostreranno quale risultato straordinario era quel 34% delle politiche, in un Paese europeo». Altri risultati? Ovvero molto peggiori. Tutti hanno pensato alle imminenti amministrative, a partire dal voto autunnale in Abruzzo a cui Antonio Di Pietro sta lavorando da mesi per un effetto-immagine bomba: il sorpasso sul Pd. Ed è per questo, che malgrado l’iperattivismo dell’Italia dei valori stupisce la passività del gruppo dirigente del Pd, forse accentuata dalla turbolenza interna fra dalemiani e veltroniani. Per dire: sembra ormai una vera e propria telenovela la storia dei due canali satellitari che fanno capo ai due leader storici del partito. Prima nati in concorrenza, poi destinati ad una unificazione «irenica», e ora di nuovo divisi e in concorrenza, come ha spiegato sul suo blog - riportato da La Stampa - Claudio Caprara, direttore di Nessuno Tv: «La tv delle Libertà, con mezzi molto più grandi di Youdem tv è fallita, perché un partito non può fare l’editore di una tv». Anche qui, come è chiaro, il grado dei rapporti tra le due correnti sta scendendo sottozero, con preoccupanti accenti di ruvidità. Come quando alla Festa Democratica D’Alema ha alluso a Veltroni. A chi gli chiedeva il perché dell’alleanza con Di Pietro rispondeva: «Questo deve chiederlo a quello che verrà dopo di me». Cioè «all’amico Walter». Intanto nel suo apprezzatissimo discorso di insediamento Concita De Gregorio dice che su la sua Unità non vuole vedere più «Titoli che iniziano per Veltroni due punti o D’Alema due punti», e spiega che l’ex ministro degli Esteri e Giulio Tremonti, a Ballarò (dove la De Gregorio ha assistito a una epica zuffa) sono «una compagnia di giro». Insomma, un quadro davvero frantumato, in cui fa notizia un altro strappo della neo-direttrice. Il discorso di Veltroni a Sinalunga è stato sì pubblicato, ma tagliato, e «a pagamento». Un segnale davvero clamoroso.
C’è stato un tempo, quando era in palla e vincente, in cui Veltroni portava la sua «bella politica» in giro per il mondo: andava in Africa, ad Auschwitz, al congresso di Blackpool del Labour, e tutti capivano che si allontanava per avvicinarsi, e in questo viaggio dava forza al suo messaggio. Ora sembra che il gioco si capovolga, tutti hanno notato che nel giorno della crisi Alitalia Veltroni era a firmare copie del suo libro a New York. E il viaggio al Polo Nord sembra un’ennesima fuga che allontana, piuttosto che una campagna che «avvicina». Tanto più che il primato dell’ecoambientalismo ce l’ha già Al Gore. E che a ben vedere ghiacciai in dissoluzione e orsi in via di estinzione ce ne sono anche in casa del Pd.