I dolori del rosso Pisapia: l'uomo dei poteri forti che teme i "poteri occulti"

Dopo soli 70 giorni fa già la vittima. E accusa fantomatici nemici per coprire i suoi insuccessi<br />

«Poteri occulti contro di me» è il patetico e comico grido d’allarme e di dolore che Giuliano Pisapia (nella foto) ha lanciato ieri con grande rilievo dalla prima pagina dell’Unità. Sì, avete capito bene, non sono passati 70 giorni dalla sua elezione e il sindaco di Milano già fa il piangina. I milanesi sanno chi è il piangina: è quello che si lamenta sempre, si piange addosso e dà sempre agli altri la responsabilità dei guai che combina.

Ma il fatto è che il lamento di Pisapia diventa drammaticamente comico quando, nella lunga intervista sul quotidiano «fondato da Antonio Gramsci nel 1924», denuncia l’attacco dei «poteri occulti», «quelli storici della finanza, delle banche e dell’editoria».

Ma come, il Pisapia avvocato di Carlo De Benedetti finanziere miliardario editore di Repubblica, l’uomo apertamente sostenuto dai grandi banchieri come Corrado Passera e Alessandro Profumo, da vecchie volpi della finanza come Francesco Micheli, dai grandi editori come Piergaetano Marchetti, presidente di Rcs, e da tutti i boss del giornalismo «democratico» a cominciare da Paolo Mieli e Ezio Mauro, il sindaco che ha dovuto prendersi in casa, potentissimo superassessore al Bilancio, come garante delle banche quel vecchio arnese democristiano di Bruno Tabacci; insomma, proprio questo Pisapia qui, l’uomo dei poteri forti, sarebbe la vittima dei «poteri occulti»? Ma ci faccia il piacere, chioserebbe Totò.

E poi, vogliamo dire qualcosa di questo linguaggio da Cominform, da Pci togliattian-staliniano? A quei tempi tutte le volte che si voleva ricompattare il partito quando qualcosa andava storto, si tirava fuori dal cassetto una comodissima formula passepartout, Fodria, cioé «Forze Occulte Della Reazione In Agguato». E così, secondo loro, il militante trinariciuto sapeva con chi prendersela. Ebbene, le oceaniche masse arancione che in piazza Duomo hanno salutato il «vento nuovo», il «vento del cambiamento» ora sanno con chi prendersela, proprio con quei «poteri occulti» che hanno fatto il tifo per Pisapia.

Il quale, evidentemente, se decide di fare uscite come questa, comincia ad aver paura. Si accorge, infatti, che per il momento ai milanesi, ha rifilato solo solenni e dolorose fregature: dall’addizionale Irpef, che fino ad ora ci era stata risparmiata, ad aumenti generalizzati di tutte le tariffe, a cominciare dall’inaudito incremento del 50 per cento del biglietto Atm - alla faccia di quelli che volevano incentivare l’uso del trasporto pubblico. Tutta colpa dei «poteri occulti». Certo, ora nascondersi dietro la foglia di fico della manovra finanziaria fa comodo alla strana coppia Tabacci-Pisapia, ma la verità è che il superassessore aveva rumorosamente annunciato la stangata, con sadico compiacimento, fin di primi giorni del suo imprevisto insediamento, quando di manovra governativa neppure ancora si parlava. Per di più componenti sempre più cospicue della maggioranza e dello stesso partito di Pisapia, quel Sel, «Sinistra ecologia e libertà» di Nichi Vendola, spingono per la rinuncia all’Expo, un appuntamento che hanno sempre considerato una jattura, assicurando con ciò una figuraccia storica a Milano e all’Italia. Ma anche - se ne rendano conto - al sindaco, alla giunta e alla maggioranza.

A questo punto abbiamo, fortissima, la sensazione che in realtà Pisapia, quando parla di «poteri occulti» ce l’abbia con noi. Non può essere che così, visto - a parte l’opposizione in Consiglio comunale - siamo i soli o tra i pochissimi a criticarlo e contrastarlo, a cantar fuori dal coro laudatorio ed elogiativo che si leva dalle pagine dei giornaloni. Saremmo dunque noi i leggendari «poteri occulti»? Troppo buono, sindaco Pisapia. Noi facciamo quello che possiamo, che sentiamo il dovere democratico di fare, cioè il nostro mestiere con le nostre idee. Ma tutto può dire di noi tranne che definirci «occulti», giacché siamo in edicola tutti i giorni. E, pensi un po’, ci firmiamo pure.