I domiciliari allo stupratore «Decisione corretta»

Scende in campo il presidente del Tribunale Paolo De Fiore per mettere a tacere le polemiche sulla concessione degli arresti domiciliari al giovane di Fiumicino accusato di aver violentato una ragazza durante la festa di Capodanno alla Fiera di Roma. Mentre gli ispettori del ministero della Giustizia prelevano negli uffici della Procura le carte dell’inchiesta, il magistrato prende pubblicamente le difese del gip Marina Finiti, che ha firmato il contestato provvedimento, spiegando che non avrebbe potuto fare altrimenti. «La custodia non è un’anticipazione di pena che si sconta all’esito della condanna - afferma De Fiore -. Nella specie il pm ha chiesto i domiciliari e il gip non poteva irrogare una misura cautelare più grave di quella richiesta dal pubblico ministero».
Anche la vittima della violenza - che aveva usato toni durissimi, criticando la decisione del gup e annuncindo l’intenzione di farsi giustizia da sola - ora cerca di moderare i toni. Lo fa attraverso il suo legale, Fabrizio Federici: «Non mi importa se quella persona sta in carcere o ai domiciliari, sarà punito per quello che ha fatto». Niente più toni vendicativi, ma fiducia nella giustizia. «É stato solo uno sfogo», si giustifica.
Del resto la decisione del giudice di concedere gli arresti domiciliari al giovane arrestato aveva scatenato una valanga di polemiche. Anche il sindaco Alemanno, dopo aver ascoltato la parole esasperate della ragazza stuprata, aveva chiesto alla magistratura di tornare sui suoi passi. Ora il presidente del Tribunale cerca di porre fine alla querelle, codice di procedura penale alla mano. Spiega che il giudic ha ritenuto insussistenti le esigenze cautelari (reiterazione del reato, pericolo di fuga e inquinamento delle prove) che avrebbero consentito la custodia in carcere. Il giovane poi è incensurato e ha una famiglia. «Una volta che il legislatore restringerà il potere discrezionale del giuedice - osserva De Fiore - allora quest’ultimo applicherà la legge esistente. Sbaglia chi parla di messaggio errato dato con il provvedimento, perché il giudice non deve mandare messaggi, ma applicare la legge. Sbaglia anche chi parla di provvedimenti esemplari perché i provvedimenti del giudice non devono essere esemplri». Per il presidente del Tribunale di Roma l’unica cosa che si può e di deve sollecitare «è un giudizio rapido con una condanna adeguata».
De Fiore difende anche il pm Vincenzo Barba, che nel corso dell’udienza di convalida del fermo aveva chiesto al gup gli arresti domiciliari: «Non era una richiesta assurda ma sensata e conforme alle norme vigenti». Procedura rispettata anche secondo Carlo Figliolia, capo dell’ufficio gip: «In ogni caso il giudice non poteva andare oltre alla richiesta del pm, la giurisprudenza lo ha ribadito ripetutamente. È ormai pacifico». De Fiore accenna anche ad un sondaggio pubblicato da un quotidiano secondo cui un’alta percentuale di persone intervistate non riteneva giusti i domiciliari: «La giustizia del popolo - commenta non è sempre giustizia sicura. Il primo processo popolare fu quello di Gesù e venne condannato un innocente».
Il capo degli ispettori di via Arenula Arcibaldo Miller, intanto, ha acquisito in Procura la richiesta del pm e il provvedimento del gip sulla concessione degli arresti a casa.