I dossier dei professorini ansiosi di chiudere il caso

Il valore fissato dal Principato è quello fiscale del 1999, non di mercato nel 2008. Ma i giornali amici assecondano Fini e s'inventano la bufala del "prezzo giusto"

È la stampa bellezza. Quando c’è da fare la morale, si sta tutti lì con il viso appeso: vergogna, queste cose non si fanno. Poi chi sputa sentenze si affretta a mascherare la verità per non far piangere il povero Fini. È capitato ancora una volta su Montecarlo. La storia è questa. In Procura a Roma arrivano gli atti della rogatoria. Le autorità del Principato fanno sapere che il prezzo fiscale, che non corrisponde a quello di mercato, della casa eredità da An, è congruo. Nel 1999, all’atto di successione, era corretto il valore di 270mila euro per l’appartamento. I giornalisti non sono sprovveduti. Sanno benissimo che questa informazione non dice praticamente nulla. Quello che conta è il prezzo di vendita dei 70 metri quadri zona centro nel 2008. È lì che Storace e gli ex An, quelli che hanno fatto la denuncia, sentono puzza di imbroglio. È lì che gli elettori di Fini e gli iscritti dell’ex An chiedono sia fatta chiarezza. Ma di questo Montecarlo non parla.
Fini, furbone, appena sente la notizia spara: «Era quello che stavo aspettando, ora ci divertiremo con le querele». Le agenzie ribattono, il bla bla bla aumenta, i benpensanti sorridono e molti fanno finta di non capire. Tocca alla Procura chiarire che si sta parlando del 1999, che congruo è il valore fiscale; attenzione, quindi la questione è ancora tutta aperta. Questo avviene nel pomeriggio, quando i quotidiani sono ancora lontani dallo stress della chiusura e chi ci lavora ha il tempo di riflettere. E invece niente.
Il giorno dopo la stampa beneducata sceglie allineata la linea finiana e chi se ne frega di quello che dice la Procura. Brindiamo alla sconfitta de Il Giornale. Il Fatto in megagrassetto sbatte in pagina un «Ok, il prezzo è giusto». Repubblica, più compassata, va sul didascalico: «Montecarlo, congruo il valore della casa». L’Unità si limita a una notiziola, Conchita non si sporca con queste cose, ma le bastano poche righe per marchiare la verità. Il titolo è: «Il prezzo è giusto, i pm chiudono il caso Montecarlo». La Stampa di Torino batte tutti: «La casa di Montecarlo venduta a prezzo equo». Notare il «venduta», ci manca solo il solidale e stiamo a posto.
Insomma, la stampa con il vestito pulito ha l’anima sporca. Fa il giochino di dare ragione a Fini, nascondendo la precisazione della Procura e il piccolo particolare che il prezzo congruo non è quello di vendita del 2008, ma quello della stima del 2001. L’importante è far capire al lettore che Il Giornale ha toppato e l’onorevole Fini può vendicarsi di chi ha osato tirare fuori la storia di Montecarlo. Nessuno dice che la questione è tutt’altro che chiusa. Nessuno scrive che Fini nonostante le tante interviste non ha mai risposto. Nessuno racconta che il cognato Tulliani non ha ancora chiarito come si sia intrufolato nella casa lasciata in eredità ad Alleanza nazionale. Non si interrogano sul perché siano usate società offshore. Non spiegano che il catasto è una cosa e il mercato un’altra. Non fanno differenza tra il 1999 e il 2008. Qualcuno lo abbozza nell’articolo, ma il titolo cancella tutto.
Ok il prezzo è giusto. Questo è il messaggio. Ma quale prezzo? Di cosa stiamo parlando? Questi sono gli stessi giornali che parlano di dossieraggio, che si strappano i capelli per la volgarità gratuità degli altri. Allora, si può fare una domanda? Non è dossieraggio questo? O è solo un modo per nascondere la verità sgradita? Non è fango? Non è un modo per sputtanare un altro quotidiano? Non è una diceria che vi ripetete di bocca in bocca come fanno le comari del paesino per mettere all’indice chi non è allineato? Non vi imbarazza questo coro di menzogne che vi piace mettere in giro? No, la vostra vox populi trova l’applauso dei salotti buoni e del presidente della Camera. Ok il prezzo è giusto è un dossier di massa. È un’orgia di falsa informazione. L’importante è coprirsi le spalle gli uni con gli altri. La disinformazione gridata in coro è una falsa verità ben confezionata. Chi volete che si indigni? Quelli de Il Giornale, si sa, sono marchiati come infami. Questi sono i maestri del giornalismo. I sacerdoti della notizia. Peccato che questa notizia sia una patacca servita male. Ok, il prezzo è giusto. Tutto il resto meno.