I drammi dell’Italia del dopoguerra nell’oscura morte di Salvatore Giuliano

Francesco Rosi da sempre esplora temi di bruciante sostanza politica e civile. Ne fa fede uno dei suoi primi lavori, Salvatore Giuliano (1962), in cui il cineasta napoletano addensa, da un lato, il suo già maturo mestiere e, dall’altro, accredita la cronistoria di una tragica pagina della Sicilia del dopoguerra e dell’Italia tutta frenata da guasti e misfatti mai chiariti. Il filo narrativo ripercorre la criminosa ascesa e la cruenta fine del bandito Salvatore Giuliano, mettendo in rilievo l’efferata strage di Portella delle Ginestre compiuta dalla congiunta committenza della mafia e di spurie fazioni politiche. Si tratta d’un film epocale che nella smagliante fotografia di Di Venanzo e nel solido impianto narrativo della sceneggiatura di Francesco Rosi e Franco Solinas trova i suoi punti di forza. Pregevoli gli extra, tra cui, da ricordare, l’intervento dello storico nda.

SALVATORE GIULIANO Cecchi Gori, 14,99 euro