Per i ds è autolesionismo Il Polo: il pericolo era reale

Visco in difesa del Botteghino: «Dichiarazioni inopportune». Cicchitto (Fi): «Intervento contraddittorio e solidarietà di facciata»

Luca Telese

da Roma

La reazione più dura alle parole di Francesco Rutelli, in casa Ds, arriva dall’ex ministro Vincenzo Visco, con la forza di un anatema feroce: «Autolesionista». Le parole di Visco danno corpo allo sconcerto che ha pervaso i Ds nel leggere le dichiarazioni sulla finanza rossa. «Non comprendo il motivo di rialzare i toni in questo - modo ha detto uno dei cervelli economici della Quercia - mi sembra del tutto autolesionista e poi mi chiedo perché Rutelli tema soltanto la finanza rossa e non quella laica o bianca». L'ex ministro ci tiene a precisare che quella di Gianni Consorte è vicenda finanziaria «né rossa né di altro colore», è una vicenda di arricchimenti «personali» che va distinta dall'Opa su Bnl.
Sottilmente polemico contro Rutelli è anche il segretario dello Sdi, Enrico Boselli: «C'è anche un collateralismo che si esprime sul piano della politica, della morale e del costume nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche. Se c'è uno che non si può presentare come campione della lotta al collateralismo, quello è Rutelli». E ancora, nettissimo: «Siamo contrari ad alimentare la cultura del sospetto nella vicenda Unipol». Si distacca dalla linea della difesa d’ufficio, invece, un diessino come Lanfranco Turci, uno dei pochi che nei Ds non ha mai nascosto la sua contrarietà alla scalata di Consorte: «Non mi piace, in generale, la finanza colorata, di qualunque colore e mi auguro che tutti, nella coalizione di centrosinistra, siano lontani da tentazioni di cercarsi banche amiche». E poi rifilando una frecciata anche a Rutelli: «Certo non servirebbe ai Ds sostenere un polo finanziario che l'affiancasse nell'arena politica contro avversari a loro volta affiancati da altri soggetti finanziari ma non vorrei che, scaricando sui Ds l'accusa di aver voluto favorire un'operazione che portasse alla costituzione di una finanza rossa, altri coltivino rapporti con propri referenti».
In questo quadro di effervescenza polemica senza rete, quindi suona quasi paradossale il tentativo di Dario Franceschini, coordinatore dell'esecutivo della Margherita, di gettare acqua sul fuoco: «Sono certo che non c'era, in quelle parole, nessuna volontà di aprire un fronte con i Ds». Soddisfatta, invece, la Voce Repubblicana, che legge nelle parole di Rutelli la conferma delle accuse del premier: «D’Alema parla di sovraesposizione, tesi diversa dal dire che si sono solo informati, e l'onorevole Rutelli - leader del partito che ha posto il problema l'agosto scorso - ha detto che si è corso il rischio di un pericoloso centro di potere legato alla finanza rossa. È un'affermazione tanto grave da convincerci ulteriormente che il presidente Berlusconi ha fatto bene, con la sua denuncia».
Ancora più dura la vicepresidente dei deputati di Fi, Isabella Bertolini, che al contrario dei Repubblicani critica anche il presidente Dl: «I primi e più violenti attacchi ai Ds, sulla questione morale, sono stati firmati già dall'estate scorsa, proprio da esponenti di spicco della Margherita. Il premier Berlusconi non ha aggredito nessuno. Ha fatto solo il suo dovere, anche se questo fa male ai Ds. Altro che voltare pagina, ora più che mai il Paese vuole chiarezza sulla vicenda Unipol che ha ancora troppe ombre». Secondo la Bertolini questo scandalo ha mandato in pezzi l'Unione e la falsa unità di facciata è solo uno specchietto per le allodole. Dalla Quercia non sono ancora arrivate risposte esaurienti sul rapporto sistemico tra Ds, Coop rosse e affari. Per ora sono arrivati solo insulti al capo del governo, assordanti silenzi e polveroni mediatici. Questo Rutelli lo sa benissimo».
Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore azzurro, invece denuncia quella che gli pare l’ambiguità nel discorso del leader centrista: «Ciò che ha detto l'onorevole Rutelli è molto contraddittorio. Per pure ragioni di schieramento ha dato la sua solidarietà ai Ds e a Fassino. Contemporaneamente afferma che c'è stato il rischio di una “finanza rossa”. A nostro avviso - conclude - più che di un rischio, viste le forze già in campo si tratta di una realtà che si sarebbe molto accentuata qualora fosse riuscita la scalata dell'Unipol alla Bnl».