«I Ds ci trattano con stizza per il dossier sugli sprechi»

«Però siamo riusciti a riaprire una nuova questione morale»

Giuseppe Salvaggiulo

«La democrazia è una forma di governo costosa, ma chi la ama deve chiedersi quanta parte dei soldi impiegati per il suo funzionamento costituisca un inaccettabile spreco di denaro, in grado di produrre corruzione e degenerazione nella vita pubblica e nella società civile, attratta dal potere e dalle sue prebende». Il libro dei senatori Ds, Cesare Salvi e Massimo Villone, non tradisce le attese (e i timori a sinistra).
Il prezzo della democrazia (Mondadori, 184 pagine, 16.50 euro) è un saggio documentato e preciso, ma nasce come un racconto. Dopo la vittoria dell’Unione alle elezioni regionali di aprile, «mentre cadono sulla testa degli italiani notizie negative sulla finanza pubblica e sull’economia, la stampa informa della proliferazione di posizioni e incarichi istituzionali e dell’aumento delle indennità consiliari come prime decisioni assunte in particolare in alcune regioni del Mezzogiorno». Salvi e Villone lanciano l’allarme con un documento nel Consiglio nazionale dei Ds, «ma le reazioni nel partito sono sorprendenti. A parte alcune repliche positive, il resto è un miscuglio di silenzio e di stizza. Qualcuno definisce il documento “comico” e reagisce come se fosse stato commesso un delitto di lesa maestà. (...) Ma ormai la nuova “questione morale” è aperta».
Il catalogo di sprechi è lungo e i lettori del Giornale lo conoscono bene. Dal finanziamento pubblico ai partiti alle sedi delle Regioni all’estero, dagli stipendi dei politici alle consulenze allegre, dalla lottizzazione nella sanità alla Babele dei sistemi elettorali.
Ma Salvi e Villone aggiungono la duplice esperienza di politici e docenti universitari di diritto per andare, oltre la casistica, alle cause del fenomeno. «Come mai tutto ciò è potuto accadere? Questo è un capitolo amaro». Perché costringe la politica a guardarsi dentro. Abolito il reato di interesse privato in atti di ufficio e ridotta l’ampiezza dell’abuso d’ufficio, il controllo penale è in gran parte vanificato. La Corte dei conti ha le mani più legate di prima. Gli atti degli enti locali non sono soggetti a controlli preventivi di legittimità.
Gli autori mettono in discussione gran parte delle riforme amministrative degli ultimi dieci anni, a partire da quelle del centrosinistra (dalle leggi Bassanini alla riforma del titolo V). Ma non si limitano alla denuncia: il libro si chiude con nove proposte per garantire la democrazia nei partiti, ridurre gli sprechi, riformare il sistema istituzionale. Ma i partiti, anche questa volta, eludono il problema: «Sul piano quantitativo, gli interventi fin qui previsti rappresentano una riduzione molto modesta. Ma soprattutto sul piano qualitativo la risposta ancora non c’è».
Qui non si tratta di agitare codice penale e manette, come per Tangentopoli. La corruzione non è più una fattispecie di reato, ma un sistema legale (e in buona parte consociativo). «La questione dei costi impropri della politica si rivela come una grande questione democratica», concludono Salvi e Villone. Peccato che troppi, soprattutto a sinistra, facciano finta di non sentire.
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it