I Ds: «Don Gallo non può fare il premier»

Bornacin (An): «È un anarchico convinto e dichiarato, grave solo l’ipotesi che si avvicini alla cosa pubblica»

(...) dei leader nazionali, ma quel che si cerca qui è soprattutto il supporto totale e incondizionato che fino a ora è mancato a Prodi. Dice Tullo che, ci mancherebbe, lui capisce «le ragioni che spingono il movimento antagonista a vivere le primarie come una sfida». Ma, insomma, non c’era già Fausto Bertinotti il segretario di Rifondazione comunista a rappresentare le istanze della sinistra no global? E poi, ecco, quel che tutti pensano, qui e fra i movimenti, è che se proprio le ali più estreme devono avere un rappresentante, quel rappresentante dovrebbe essere Luca Casarini, che potrebbe metterci la faccia e andare lui pure alla conta dei voti, invece di mandare avanti gli altri. «Comunque capirei una candidatura di Gino Strada, al limite» dice Tullo.
La questione è che don Gallo è un uomo di Chiesa. «Contro l’impegno di questi sacerdoti c’è già stato un intervento abbastanza pesante da parte della Curia» fa notare Tullo. Non che i Ds siano contrari all’impegno in politica dei sacerdoti, sia chiaro. «Ma al limite vedrei un impegno più contenuto, un seggio in Parlamento o a Bruxelles, piuttosto che la presidenza del consiglio dei ministri». Che poi, diciamolo, don Gallo sarà anche un «prete contro» che dice «hasta la victoria siempre» in piazza e che va a votare al referendum sulla fecondazione assistita, ma lo stesso come le vai a conciliare le anime, i richiami della Chiesa e le istanze dei comunisti, l’Acqua Santa e il Diavolo, insomma sarebbe un pasticcio.
Così, dice Tullo il segretario dei Ds che «Andrea è un amico, abbiamo fatto tante battaglie in comune, il partito sostiene da sempre la sua comunità di san Benedetto al porto». Epperò, «per onestà devo invitarlo a ragionare molto sulla sua eventuale candidatura». Ci sarà tempo di confrontarsi. Don Gallo sarà alla festa dell’Unità che prende il via domani alla Fiera del mare. «Lo avevamo invitato già in tempi non sospetti, prima che emergesse la questione della sua candidatura - spiega Simone Farello -. Del resto lui è il benvenuto qui, viene tutti gli anni». Non gli hanno affidato un tema di politica interna, il dibattito in cui interverrà è quello sulle «Guerre dimenticate». Forse però qualcuno riuscirà a fargli capire che le primarie sono una cosa seria, e che qui si corre il rischio che perdano credibilità.
Ieri contro un ipotetico slogan «Don Gallo premier» si è scagliato, con toni invero meno attenti a non urtare la suscettibilità del «prete di strada», anche il deputato ligure di An Giorgio Bornacin. «È un anarchico convinto e dichiarato!» si indigna il vicepresidente della Commissione Trasporti alla Camera. «Non vedo come possa conciliare la sua indole ribelle e anticonformista con un ruolo politico o, per assurdo, istituzionale» aggiunge. Poi l’appello agli avversari, che respingano la candidatura di don Gallo: «Anche se sono primarie rappresentano, comunque, un momento importante di democrazia e di politica. A questo punto la Sinistra deve decidere se accettare questa proposta e dichiarare definitivamente la propria irresponsabilità e lo scarso senso dello Stato oppure rifiutarla in nome di una politica seria e del rispetto per le istituzioni».
Anche perché, ricorda Bornacin: «Don Gallo è quello della semina della marjuana, dei movimenti anti G8, dei Centri Sociali abusivi, degli espropri proletari. È di sconcertante gravità la sola ipotesi che certe persone possano avvicinarsi alla cosa pubblica». Hasta la victoria, chissà di chi.