I Ds fanno quadrato: bloccare il circo mediatico illegale

Roma - I Ds fanno quadrato attorno ai loro esponenti di spicco tirati in ballo nella scalata Antonveneta e nelle manovre dell'Unipol verso Bnl. «Come non era difficile prevedere, ed era stato da noi previsto, a Milano il Tribunale si è trasformato in una sorta di circo mediatico illegale nel quale il nostro sistema di garanzie è stato travolto da una farsa indecorosa». Lo afferma in una nota il senatore dei DS Guido Calvi che aggiunge: «Alla dr.ssa Forleo era stato obiettato non la legittimità dell’atto ma la sua intempestività, in quanto avrebbe facilitato la desecretazione delle carte processuali con conseguente lesione della doverosa tutela della segretezza dell’indagine e della riservatezza degli indagati e soprattutto dei terzi». «È augurabile - conclude Calvi - che la Procura di Milano, avanti allo scempio che sta avvenendo nel Palazzo di Giustizia, intervenga, come è suo dovere, per impedire che siano commessi fatti evidentemente qualificabili come reati e prosegua questa sconcertante sequela di momenti indecorosi per la giustizia e per il Paese».

Il ministro Bersani: proprio non ci interessano «Proprio non ci interessiamo». Così il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani ha risposto a chi gli chiedeva di eventuali timori nei Ds per le intercettazioni dei colloqui di D’Alema, Fassino e Latorre con il presidente di Unipol Giovanni Consorte.

Di Pietro: non alimentiamo calunne «Evitiamo di commentare indiscrezioni che finirebbero per alimentare calunnie e fare da cassa di risonanza mediatica». E` quanto dichiara il ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro. «Il mio è un appello - prosegue - che rivolgo a tutte le persone di buona volontà, a incominciare da noi politici. Intervenire, strumentalmente, su una indiscrezione che non ha alcuna rilevanza penale, è semplicemente usare la calunnia quale mezzo fine a se stesso additando pubblicamente l'uno o l'altra persona». «Piuttosto se è vero come è vero, che sono stati presi tutti gli accorgimenti per non pubblicare le intercettazioni, bisogna chiederci che valutazione dare alla deontologia professionale di chi è venuto in possesso di tali atti. Depositare le intercettazioni - conclude Di Pietro - è stato un dovere per assicurare un diritto alle parti, difesa ed accusa».

Boato: violata la legge «Quello che sta avvenendo era purtroppo largamente prevedibile e, comunque, avviene in aperta violazione della legge». Lo afferma il deputato dei Verdi, Marco Boato. «I parlamentari che sono stato intercettati in modo indiretto non sono in alcun modo indagati nella vicenda giudiziaria milanese». «Quindi - osserva i- a loro tutela non c’è affatto un privilegio ma la pura e semplice applicazione dell’ultimo comma dell’articolo 68 della Costiutuzione. Ha sbagliato nei giorni scorsi Di Pietro a parlare criticamente delle autorizzazioni a procedere perché l’autorizzazione a procedere per indagare un parlamentare non esiste più dalla riforma Costituzionale del 1993. L’unica autorizzazione di cui si parla è quella che le Camere debbono dare per intercettare, in qualunque forma, un parlamentare, e quindi anche in forma indiretta».

Soro: non ci sono giudizi politici «Non ci sono elementi di giudizio politico, per quello che abbiamo potuto leggere, quindi io mi astengo da qualsiasi giudizio politico su una cosa che di politico non ha nulla». Così il coordinatore della Margherita, Antonello Soro, ha risposto ai cronisti.

Mastella: cautela «Ho chiesto e ottenuto collaborazione da Milano. Ora vedremo. Leggerò la loro relazione». Lo afferma il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, commentando le indiscrezioni stampa riguardo le intercettazioni sulle inchieste della Procura di Milano legate a Unipol, Bnl e Rcs. In ogni caso, Mastella invita a stare attenti ed avere cautela nel considerare se tali dichiarazioni risultanti dalle intercettazioni «sono vere o no, sono ad effetto oppure scolpite solo nella memoria». Parlando con i giornalisti a Messina a margine di una manifestazione al palazzo di Giustizia, Mastella si chiede infatti: «Gli stessi giornalisti dicono che probabilmente la fonte da cui hanno tratto quanto scritto debba essere presa con cautela», quindi «è giornalisticamente corretto dire queste cose, se appunto la fonte non è autorevole?».