I Ds: la Margherita si sveglia solo adesso

«Vogliono cacciare il numero uno di Palazzo Koch però votarono contro il mandato a termine»

Silvia Marchetti

da Roma

La gestione del «dossier Fazio» continua a dividere Ds e Margherita. Mentre la Quercia prosegue lungo il binario «attendista» - demandando al Parlamento - la Margherita (che in tutta questa vicenda si è dimostrata la più anti-fazista) sposta ora il tiro sul governo, accusato di «proteggere» Bankitalia. I Dl, dopo aver chiesto a squarciagola (e invano) le dimissioni di Antonio Fazio, spingono ora il centro-sinistra ad adottare una mozione di censura dell’esecutivo. Ma dal Botteghino è silenzio. E così, gli accenti più duri giungono proprio dai «moderati» dell’opposizione, in sintonia, questa volta, con la sinistra radicale. Il più «aggressivo» è Enrico Letta: «Fazio non avrà l’onore delle armi» come promesso da Rutelli, il tempo per le sue dimissioni è scaduto. A questo punto, tramontata l’auto-riforma di Via Nazionale, spetta all’esecutivo intervenire. Ma secondo i Dl non si starebbe muovendo. Appena terminato il Cicr, Letta aveva attaccato la Lega per la sua «difesa» di Fazio, Fiorani e la Grande banca del Nord. Ieri, ha alzato il tiro, accusando il governo di «assolvere» Bankitalia per poterla «mettere sotto tutela». In questo modo, via Nazionale «non può più nuocere all’esecutivo magari mettendo sotto accusa lo stato catostrofico dei nostri conti pubblici». «È questo il vero scandalo» dell’intera faccenda. Per bloccare il «commissariamento», Letta invita dunque l’Unione a «presentare una risoluzione parlamentare di censura dell’esecutivo». Mentre Arturo Parisi, l’ideologo della «questione morale», spinge Berlusconi a «uscire dal bunker di Villa Certosa e ad assumersi le sue responsabilità».
I Ds, tuttavia, mantengono un «low profile». Vincenzo Visco ricorda che tocca al governo «ristabilire il prestigio del Paese e della Banca d'Italia». Mentre Nicola La Torre si limita a «un appello alla sensibilità del governatore». Piuttosto che cacciare via Fazio, meglio prendersela con la Margherita, rinfacciando al partito di Rutelli la bocciatura dell’emendamento sul mandato a termine del governatore. Emendamento che i Ds «sono pronti» a votare quando al Senato riprenderà la discussione sul ddl risparmio. «Sembra di capire che ora abbiano cambiato opinione -ironizza La Torre - speriamo quindi che la riforma sia approvata al più presto». Insomma, l’unica via d’uscita secondo PierLuigi Bersani è «votare le proposte che i Ds hanno preso da tempo e che sono state sin qui bloccate». E così, ironia della sorte, questa volta è la Quercia ad accusare la Margherita di un «deficit» di etica bancaria.
Ma Letta trova un’aspettata sponda nei Verdi. Pecoraro Scanio denuncia «l’immobilismo» del governo e Paolo Cento invita «l’Unione a presentare una mozione di censura nei confronti del governatore». Ma anche in Antonio Di Pietro (Idv), che sollecita l’esecutivo a «ricorrere a un decreto legge, una volta tanto a fin di bene, per mandare via Fazio». Mentre Marco Rizzo (Pdci) fa sue le parole di Rutelli: «Avanti di questo passo, a Fazio non resterà nemmeno l’onore delle armi».