I Ds a Prodi: così perdi il nostro appoggio

E Rutelli insiste: la politica sia autonoma dall’economia ma anche dai movimenti

Silvia Marchetti

da Roma

La pazienza dei Ds è al limite. E il primo a farne le spese - stando al retroscena de La Stampa - potrebbe essere proprio il candidato che Fassino e compagni sosterranno alle primarie, alias Romano Prodi. O meglio, che intendono sostenere. Perché se il leader dell’Unione non riuscirà a chiudere la «questione morale» in maniera soddisfacente - ossia ridando «lustro» alla Quercia - l’appoggio alla sua candidatura potrebbe infatti venire meno.
L’estate è quasi finita e presto arriverà ottobre, quando sarà incoronato l’anti-Berlusconi dell’Unione. Per il partito di Fassino è giunto quindi il tempo di serrare i ranghi e fare una volta per tutte «piazza pulita» sul tormentone dell’estate diessina 2005, che tra intercettazioni, accuse di commistione Ds-Unipol e lezioni di etica si sta trascinando per le lunghe. E che sta diventando una vera telenovela. L’intervento chiarificatore di Prodi (che ha garantito sull’integrità morale di Fassino) non è servito infatti a calmare le acque, per molti Ds è stato insufficiente, un contentino dato a entrambe le parti. I primi a far saltare la toppa messa dal Professore sono stati i prodiani, che hanno ribadito l’esistenza di una «questione morale» che investe tutta l’Unione e che va risolta al più presto. Mentre gli uomini di Fassino, ancora accecati dalla tesi del complotto e logorati dalla querelle, starebbero spostando il tiro da Rutelli e soci a Prodi. Forse perché, si chiede La Stampa, la Quercia vede «in atto una sorta di gioco delle parti tra i prodiani e il candidato premier, con questi ultimi che attaccano i Ds, con Prodi che li invita a smettere e con loro che quasi infischiandosene, riaccendono la polemica?».
Il «conto» in sospeso, dunque, sarebbe con il candidato-premier. Se Prodi non «spegnerà sul serio» l’incendio divampato con la vicenda Unipol, per i Ds il sostegno alle primarie non è più garantito. Un rischio che il Professore non può correre, specie ora che ogni partito dell’Unione ha un suo candidato di referimento e considerata la «freddezza della Margherita nei suoi confronti». Ciò che non va giù ai Ds è il fatto che siano stati proprio i prodiani a innescare la spirale della «questione morale», in primis Arturo Parisi, e che questa sia stata successivamente alimentata da personaggi politici che agli occhi diessini non sono certo esempi di virtù, tra cui Mastella, Bordon e tutti quei «vecchi arnesi della Prima Repubblica». Insomma, questi attacchi «domestici» scottano molto di più di quelli esterni, provenienti dal governo.
Il monito della Quercia è dunque doppio, sia a Prodi, che deve tenere a bada la sua «èquipe», sia agli alleati della Margherita, che a forza di «smarcarsi» rischiano di mettere a repentaglio la stabilità dell’Unione. Insomma, un po’ di sana competizione in vista delle primarie va bene, ma quando è troppo è troppo. E così, per ribadire il primato dei Ds - perno della coalizione - in città sono apparsi nuovi manifesti dallo slogan emblematico: «La Forza che fa l’Unione». Un chiaro messaggio per ricordare chi è il boss della coalizione. Pochi giorni fa, Peppino Caldarola aveva minacciato gli alleati in questi termini: o la smettete di tirare la corda o salta l’alleanza.
A sedare i nervosismi della Quercia, ci pensa Francesco Rutelli, che dal meeting di Rimini garantisce sullo stato di salute del centrosinistra. «L’Unione è al suo primo suono di campanella, ha scelto il suo leader, passerà per le primarie e sta preparando il suo programma. Mi sembra che la strada sia stata tracciata». Parola fine sulla «questione morale», dunque? Mica tanto, per Rutelli il problema dell’etica c’è e va risolto separando il mondo della politica dal mondo degli affari. L’unica «exit strategy» per uscire dalle polemiche di queste settimane è infatti «l’autonomia della politica dall’economia, dalla finanza ma anche dai movimenti». Un must che Rutelli non smetterà mai di ripetere.