I Ds risparmiano dodici milioni grazie al condono

da Milano

La formula magica è «minori debiti verso erario scaturiti dall’adesione al condono». E funziona per tutti, anche per le società più vicine ai Ds, partito che nella campagna elettorale già in corso cerca voti vantando anche la propria opposizione alle sanatorie tributarie previste dalle leggi finanziarie 2002 e 2003. Ovvero quei condoni tombali che alla sinistra fanno semplicemente «schifo» (Michele Serra, Repubblica del 25 ottobre 2005). Ma che qualche volta fanno risparmiare soldi che poi servono per pagare i creditori. Fra i quali molto spesso ci sono i dipendenti.
E l’ultimo ricorso alla formula magica, come ha reso noto ieri il quotidiano romano Il Tempo, ha fatto risparmiare alle imprese cresciute all’ombra della Quercia, almeno 12 milioni abbondanti nei due anni in cui il governo ha voluto da un lato «graziare» gli evasori che hanno sottratto al Fisco somme letteralmente incalcolabili e dall’altro azzerare i tributi determinati ma solo teoricamente esigibili. E i crediti che l’amministrazione tributaria vantava nei confronti di cinque aziende vicine al Botteghino (Beta immobiliare, Unità editrice multimediale, Arca società editrice, La Rinascita e Sevar) sono quantificati in 12 milioni e 345.263 euro: 24 miliardi di vecchie lire di tasse che quelle società non avrebbero mai pagato perché i loro bilanci che i condoni hanno alleggerito erano in rosso.
Un esempio su tutti. Il presidente dei liquidatori della Unità editrice multimediale, Victor Ukmar, nella sua ultima relazione scrive: «È stato altresì totalmente estinto l’ingente debito esistente in capo a Uem antecedentemente all’apertura della procedura liquidatoria nei confronti dell’erario, usufruendo dei benefici della sanatoria prevista dalla legge 27.12.2002 n.289».
Insomma, nelle vesti di dirigenti che guidano un partito politico i diessini hanno fatto per anni la voce grossa nelle aule parlamentari e nelle piazze contro le sanatorie e i condoni che «premiano i furbi» e che «spingono all’evasione» mentre nelle vesti di azionisti di maggioranza di aziende più o meno fallimentari approvano con sollievo bilanci nei quali vengono contabilizzati milioni e milioni di «minori debiti verso erario scaturiti dall’adesione al condono ex legge...». Bilanci tenuti a galla proprio dal «salvagente» inventato da quel ministro dell’Economia Giulio Tremonti accusato infinite volte di essere dedito alla «finanza creativa» e attaccato per avere interpretato il suo ruolo di governo restando fedele alle sue origini di tributarista geneticamente ostile all’amministrazione fiscale.