I ds rispolverano Fassino segretario per un giorno

RomaIngorgo alle porte (girevoli) del Loft. In attesa di portar fuori le valigie di Uòlter, destinazione Timbouctu, il portinaio ha confuso gli ingombranti bauli di Romano con quelli di Massimo, smarrendo lo smilzo borsino di Piero.
Che gran viavai, che bel mondo, il migliore dei partiti possibili, ha pensato quel Candido. Eppure quel po’ po’ di arrivi e partenze gli ha fatto girare la testa, perché lui rammentava che Veltroni fosse atteso in Africa, e lì invece c’è andato Prodi. L’ex premier immaginava che l’incarico Onu lo portasse più spesso a New York, ma ha dovuto scoprire che negli Usa il buen ritiro se l’è preparato Uòlter, comprando casa. Nel frattempo è rientrato D’Alema dal viaggetto in Messico e Panama: assenza improvvida ma casuale, diciamo, visto che i suoi amici, approfittandone, hanno sferrato calci a più non posso. In quel mentre, proprio quando la lotta s’è fatta dura, la sagoma di Fassino gli ha fatto perdere completamente orientamento. «Piero, ma tu non eri in Birmania?», ha fatto il custode sorpreso. «Troppi Orazi e Curiazi - ha bofonchiato il lungagnone -, c’è bisogno di me, il Myanmar è più tranquillo e può attendere. Sono o non sono il segretario dei Ds?».
Tremate, tremate, i ds son tornati. Un racconto di fantasia, sembra. Tutto vero, invece. Ma il partito è davvero partito, chi non è via di fatto è via di testa, e la realtà supera di gran lunga la fantasia. I fatti sopra descritti (pensieri della portineria a parte) sono acclarati, e l’ultimo li supera quasi tutti, in ordine di crudeltà. È tornato Piero, l’uomo delle vie Crucis, il Negoziatore, il Tertium gaudente. Gli avevano affidato ciò che restava dei Ds, sfibrato e ridotto al lumicino dalla lotta tra Massimo e Uòlter, e lui ha saputo portarlo con pazienza e costanza al Camposanto. Ha spento il lumino e mai eutanasia fu più gradita. Gli avevano poi trovato un’occupazione in Birmania, tanto per non trovarselo nei corridoi, e dopo le proteste dei monaci e gli arresti dei dissidenti, ecco abbattersi il ciclone Nargis. Nel frattempo, la guerra civile travolge anche il Pd, e uno dei segni più gravi della crisi pare essere la riesumazione del Nostro, offertosi come paciere.
Anzi, peggio. Non si sa chi abbia avuto l’idea dei Ds, ma ne va spiegata la genesi. Fin dal concepimento, la questione della collocazione europea del Pd era stata uno dei temi più scottanti. I democristiani non volevano morire socialisti e i comunisti non volevano morire democristiani (ovviamente, in Europa, ci tenevano però alla nobile appartenenza socialista). Essendo spinosissima, la questione è stata accantonata. Ora si è fatta impellente: sia perché il Partito socialista europeo cerca un rilancio già la settimana prossima, con un solenne manifesto che sarà firmato martedì a Madrid, sia perché con le prossime Europee non si potrà più fare i pesci in barile. Come uscirne? Rutelli e i postdc strepitano, gli ex ds altrettanto. Già, ma ’sto manifesto del Pse? L’uovo di Piero e Uòlter è fantastico: viene riesumato Fassino, che ha pure contribuito a scriverlo, e lo firma riesumando la sua carica di segretario dei Ds.
Fino alle prossime Europee, la Quercia abbattuta in casa vivrà all’estero, in esilio. Piero il suo don Quichote; Roberto Cuillo, già portavoce fassiniano, il Sancho Pansa. Di fronte alla furbata «birmana», il segretario della Sinistra democratica (gli ex ds contrari allo scioglimento), Claudio Fava, non sapeva se ridere o piangere: «A Fassino che a Madrid rappresenterà i Ds alla riunione del Partito del Socialismo Europeo - ha dichiarato alla fine - vorrei sommessamente ricordare che quel partito non esiste più: lo ha sepolto lui, l’ultimo segretario. Tenerlo in vita come uno zombie solo per aver diritto alla parola alle assise del Pse è una di quelle malinconiche liturgie che stanno seppellendo il Pd». Infuriata la replica di Sancho Cuillo: «L’unico zombie è Fava, visti i risultati di Sinistra democratica». «La lingua batte dove il dente duole», la controreplica di Fava, che giudicava «nervosa e volgare la reazione del collaboratore di Fassino». A tal livello di contesa non poteva sottrarsi il portavoce del Pd, Andrea Orlando, per ricordare a Fava che gli «interlocutori del Pse siamo noi del Pd...».
Ma non è neppure del tutto vero, se si considera che da Rutelli a Bindi è tutta una sollevazione contro il Pse. E il prodiano Monaco trova «l’escamotage di Fassino non convincente, enfatizza il problema...». Lo ricordano anche i socialisti italiani che almeno il marchio di fabbrica non l’hanno mai rinnegato, quelli del Ps, che con Bobo Craxi, Roberto Biscardini e il nuovo segretario Nencini attaccano Fassino e gli imbarazzi veltroniani.
Eppure tutte le paure sono ingiustificate, perché Piero ce la farà anche stavolta a riseppellire la Quercia e, magari, a dare una botta alle (poche) certezze che restano ai socialisti. Pare che nella manica, poi, stia preparando un colpo a sorpresa: porterà sul palco Palmiro Togliatti. Chiederà scusa a tutti i presenti e farà domanda per la tessera del Pse.