I Ds della Valbisagno contro il cippo che ricorda le foibe

Roberta Gallo

No al cippo alle vittime delle foibe sulla piastra dedicata a un partigiano. La polemica si accende sui banchi della IV circoscrizione Valbisagno. Ad appiccare il fuoco una consigliera dei ds, Agata Gambaro, assolutamente contraria alla commemorazione che si è tenuta sabato 18 febbraio ai giardini «Cavagnaro» di Staglieno. Pressioni, dal partito della sinistra, erano state fatte anche al presidente diessino della circoscrizione Giacomo Musso, che però ha tenuto duro. «Avevamo già pianificato di dedicare questo piccolo monumento - dice - e abbiamo voluto mantenere la nostra linea». Ma lei non ci sta. E porta avanti la sua battaglia personale contro una incongruenza, a suo dire storica e ideologica. Peccato, che a due passi dal neo intitolato cippo, c'è anche una viuzza, sempre dedicata ai martiri delle foibe.
La sezione ds «Guglielmetti» di Staglieno punta il dito sulla spesa. Trecento euro per un cippo è troppo, a fronte delle problematiche più urgenti da risolvere all'interno del quartiere. «Sono ridicoli - tuona subito Mimmo Morabito, consigliere di Allenaza Nazionale della IV circoscrizione - si nascondo dietro a pochi euro per paura di farne una questione politica. Farebbero più bella figura - dice - che sostenessero la tesi, oramai portata avanti da anni, e loro cavallo di battaglia, che questi morti altro non sono che dei fascisti». «E quindi - continua - non degni di essere commemorati».
Praticamente la tesi sostenuta da Luca Borzani, assessore alla Cultura del Comune di Genova, che, duramte il convegno tenutosi nella sede del centro civico di via Bobbio ha detto: «Le foibe altro non sono che una conseguenza della politica italiana perpetrata in quegli anni nei territori di Fiume, Istria e Dalmazia». Come dire che se lì non ci fosse stato il fascismo i partigiani di Tito, subentrati nell'immediato dopoguerra, non si sarebbero sentiti in dovere di ammazzare e gettare nelle foibe gli italiani che vivevano in quelle terre. «Non sono solo italiani - ha continuato - e non si può parlare di pulizia etnica. Ma solo di una conseguenza della guerra, non dettata dall'odio razziale, dalla rappresaglia personale per pareggiare questioni personali lasciate in sospeso». Non ci sta però Eugenio Bolleri, storico della Valbisagno e consigliere di Forza Italia nella circoscrizione di Molassana. «La cattiveria - spiega - è da debellare. La questione delle foibe è stata questo,oltre ad un chiaro disegno di una certa parte politica».
Tace alle provocazioni Amleto Ballerini, presidente della Società Studi Fiumani di Roma, che nel suo intervento non sottolinea il lato politico ma evidenzia solo gli avvenimenti storici e il dramma personale delle vittime e dei loro famigliari.
Uno spiegamento di forze dell'ordine, presenti all'inaugurazione del cippo e al convegno fa presagire e conferma il timore dell'annunciata presenza di esponenti dei centri sociali a disturbare la cerimonia. Fermati probabilmente dal tempo infame che per tutta la durata ha flagellato i presenti al taglio del nastro. Si contano i giorni di quanto il cippo rimarrà intonso, prima di cadere sotto le grinfie, le bombolette spray e gli scalpelli dei denigratori.