I Ds vogliono far celebrare le nozze agli imam

Pierangelo Maurizio

Gli imam potranno celebrare matrimoni con rito musulmano, validi anche per lo Stato italiano. E, a differenza dei sacerdoti cattolici, potranno suggellare l’unione senza il disturbo di dover richiamare gli sposi al rispetto della parità tra uomo e donna. E poi: l’articolo 12 stabilisce la piena «libertà di insegnamento» in materia di religione. E la miriade di scantinati, garage e «centri culturali» usati come moschee - in quanto «edifici aperti al culto pubblico» - diventano (art. 14) intoccabili in barba ai piani regolatori: non possono essere requisiti né demoliti «se non per gravi motivi» e «sentiti i rappresentanti della confessione».
Sono alcune delle novità introdotte dalla proposta di legge che ha per titolo «Norme sulla libertà religiosa e abrogazione della legislazione sui culti ammessi». La discussione alla I Commissione affari costituzionali della Camera è cominciata giovedì e proseguita ieri. Tra i sostenitori c’è lo stato maggiore dei Ds: Valdo Spini il primo firmatario, Vannino Chiti, ministro dei Rapporti con il Parlamento, i diessini Franco Grillini e Carlo Leoni. Gli esponenti del centrosinistra non hanno perso tempo: la proposta di legge è datata 26 aprile, pochi giorni dopo le elezioni.
A proposito di matrimoni, per evitare che consuetudini islamiche e leggi italiane entrino in collisione si è ricorsi a un trucco. Il rappresentante dell’Islam non sarà tenuto a pronunciare in pubblico quella clausola su cui pure si basa il riconoscimento dello Stato per gli altri riti. Durante la cerimonia (art. 11, comma 2) infatti l’imam potrà omettere di leggere gli articoli del codice civile sulla parità di diritti e doveri tra marito e moglie, «qualora la confessione abbia optato per la lettura al momento della pubblicazione».
Ora, a parte il fatto che resta da stabilire chi rappresenta la «confessione» musulmana, il testo molto politically correct presenta diverse omissioni. L’Islam non viene mai evocato in modo esplicito. Anziché la parola «imam» si usa la definizione più neutra di «ministro di culto». Ma è evidente che è una legge fatta per i musulmani. Infatti hanno già valore legale le nozze cattoliche, in base al Concordato e, in base alle «intese» firmate a partire dall’84, quelle celebrate dai «ministri» di cinque organizzazioni cristiano-evangeliche (Chiesa valdese, Avventisti, Assemblee di Dio in Italia, Chiesa Battista, Chiesa evangelica luterana) e dell’Unione delle comunità ebraiche in Italia. Accordi analoghi del governo D’Alema con l’Unione dei buddhisti e i Testimoni di Geova sono invece ancora da ratificare dal Parlamento.
«Una furbata» dice l’onorevole Fabio Garagnani (Forza Italia) che in Commissione ha duramente contestato la proposta di legge: «La lettura degli articoli del Codice civile al momento delle pubblicazioni è un qualcosa che avviene in privato, a quattr’occhi con l’impiegato comunale». Continua Garagnani: «È una proposta di legge inutile in alcune parti perché ripete quanto è già previsto dalla Costituzione in tema di libertà religiosa ed estremamente pericolosa in altre. La riprova è nel fatto che non si parla minimamente di tutela dell’ordine pubblico o, ancora peggio, di tutela dei diritti all’interno del nucleo familiare, considerata la diffusione di pratiche come l’infibulazione e l’imposizione del velo».
Replica Valdo Spini: «Sono pronto a correggere le parti che possono rivelarsi ambigue. L’intento di fondo è quello di affermare che anche per i matrimoni celebrati con il rito musulmano valgono le tutele del Codice civile italiano. Cosa che oggi non avviene». E mette le mani avanti: «È una grande scommessa per regolare i rapporti tra Stato e Islam. Altrimenti resta il magma. E si rafforza la posizione di chi vuole arrivare a sottoscrivere l’“intesa” anche con le centrali musulmane. Cosa vuol dire? Così potrebbero ottenere anche l’8 per mille sulle dichiarazioni dei redditi...». Siamo avvisati.
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