I Ds vogliono le nozze tra Alitalia e Air One

Una fusione farebbe di Carlo Toto il socio di maggioranza del nuovo gruppo

Paolo Stefanato

da Milano

Air France sta trattando per entrare con una quota del 20-30% in Alitalia? L’indiscrezione - secondo la quale al progetto starebbe lavorando l’ex presidente dell’Enac Alfredo Roma, e che passerebbe anche attraverso un consistente ordine di Airbus di medio raggio - ha fatto fare dei sobbalzi, ieri mattina, sia ai massimi dirigenti della compagnia, a Parigi, sia all’ambasciata francese a Roma. La posizione di Air France è chiara: è l’alleato più stretto di Alitalia, socio incrociato al 2% e partner nel gruppo SkyTeam, e da anni va ripetendo che potrà stringere un rapporto societario più stretto con la nostra compagnia solo quando questa avrà i conti a posto. Tutto il resto, per Parigi, è semplice disturbo: c’è la delicatezza del rapporto con Klm, ci sono contratti sottoscritti da anni.
Come sempre accade all’uscita di voci, il titolo ieri ha fatto un balzo in Borsa, ben sostenuto tutta la giornata, chiudendo con un rotondo più 3%; maggiormente significativo se si considera che in dieci giorni ha recuperato il 20%. Sia chiaro: gli strappi non premiano valori reali, ma solo speculativi. Il meccanismo è tipico: gli hedge fund che hanno acquistato le azioni all’aumento di capitale dello scorso anno, cavalcando i ripetuti saliscendi riescono ad abbattere il prezzo di carico.
In Borsa ieri ha avuto una fiammata anche Eurofly, l’altra compagnia quotata, essa pure in condizioni poco floride: come si spiega il più 7,2% segnato in chiusura? Qui il discorso è più complesso. Se nel braccio di ferro tra Fiumicino e Malpensa dovesse vincere il primo e l’Alitalia «ripiegasse» sullo scalo romano, Eurofly, che ha una flotta anche di lungo raggio, potrebbe rafforzarsi riempiendo dei vuoti lasciati a Milano da Alitalia (anche con un’alleanza commerciale). Ma si badi: da una situazione del genere (che, allo stato, sembra in questo momento piuttosto tramontata) trarrebbe benefici solo Eurofly, ma non Alitalia, non Malpensa, non il sistema del trasporto aereo italiano.
Crescono invece, secondo fonti informate, le chance di un’alleanza tra Alitalia e Air One, voluta da un partito forte come i Ds, che quindi garantirebbe anche il vantaggio di neutralizzare molte asperità sindacali. Air One, che appartiene al costruttore Carlo Toto, verrebbe conferita ad Alitalia in cambio di azioni; si realizzerebbe con un’unica mossa la privatizzazione di Alitalia, l’aumento della sua massa critica, il passaggio del testimone a un nuovo socio di riferimento. Parecchi però sono i punti critici: nessuna delle due società gode di buona salute, e la somma di due debolezze raramente crea una posizione di forza; la flotta si arricchirebbe nel medio raggio - il più competitivo, il meno redditizio, presidiato dalle low cost - ma non nel lungo, dove Air One non è presente. E la vera soluzione per Alitalia passa da coraggiosi investimenti sul lungo raggio. Una fusione come questa, tutta italiana - che avrebbe molto «appeal» sul piano della comunicazione - si scontrerebbe poi contro l’Antitrust italiana ed europea. L’alleanza di due concorrenti si tradurrebbe in prezzi più cari per il passeggero, mentre le vere sinergie sarebbero più sui costi che sull’offerta. Ma poi, chi taglierà il personale in esubero?