I dubbi dei giudici: ci può essere persecuzione

Processo Mills, per la Corte d’appello è ammissibile l’istanza di ricusazione delle toghe. Sarà discussa a metà febbraio

Milano - La vittoria di tappa è per la difesa di Silvio Berlusconi: ma la gara è ancora tutta aperta, e non è affatto sicuro che l’ex presidente del Consiglio riuscirà ad evitare la sentenza a suo carico per l’accusa di corruzione legata all’affare Mills. Questa è in sintesi la diagnosi di una giornata che ha lasciato aperti tutti i giochi intorno al processo che incombe più da vicino sul Cavaliere, e che più direttamente potrebbe influenzare non solo lo scenario giudiziario ma anche quello politico.

Intanto, però, i legali di Berlusconi incamerano un risultato tutt’altro che scontato. L’istanza di ricusazione contro i tre giudici che stanno processando l’ex premier per la presunta corruzione dell’avvocato inglese David Mills - retribuito secondo l’accusa con 600mila dollari per le sue reticenze nell’inchiesta sui fondi neri Fininvest - viene ritenuta ammissibile dalla Corte d’appello. Ammissibile non vuol dire che sia da accogliere: ma vuol dire che non è campata in aria come, nella mattinata di ieri, la Procura generale di Milano aveva provato a sostenere. Berlusconi per ora può insomma legittimamente sostenere che i giudici che lo stanno processando abbiano in realtà già deciso in cuor loro di condannarlo, e che abbiano ripetutamente dimostrato questo convincimento nel corso del processo. Berlusconi chiede che per questo motivo il processo sia sottratto a questi giudici e riprenda davanti ad un altro collegio. E su questo punto si giocherà nelle prossime settimane la partita decisiva.

L’istanza di ricusazione era stata depositata la settimana scorsa da Niccolò Ghedini e Piero Longo, al termine di un lungo batti e ribatti nell’aula del caso Mills. Sullo sfondo c’è la prescrizione del processo, che ormai - risalendo i fatti al lontano 1999 - è incombente. Secondo Ghedini e Longo il reato è già prescritto. Ma anche nei calcoli del tribunale di Milano l’ora «X» è prossima: il prossimo 12 febbraio o al più tardi il 14 il reato verrà dichiarato estinto. E così nell’aula del processo si è scatenata una corso contro il tempo: con la Procura e - da qualche settimana, dopo i tentennamenti iniziali - anche il tribunale impegnati ad accorciare l’accorciabile per arrivare in tempo utile alla sentenza.

Berlusconi sostiene che la decisione è già presa: «mi vogliono condannare». Il ricorso contro Francesca Vitale, Caterina Lai e Antonella Interlandi depositato venerdì parlava esplicitamente di «convincimento colpevolista» dimostrato dai giudici con le ordinanze che sforbiciavano (contraddicendo a volte decisioni prese dagli stessi magistrati) le liste dei testimoni della difesa con l’intento dichiarato di evitare la prescrizione. Alla Vitale e alle sue colleghe il ricorso rimproverava «una istruttoria dibattimentale a senso unico» e un «completo disinteresse» per le tesi della difesa.
A decidere sulla ricusazione, in base al codice, è la Corte d’appello di Milano. Il codice consentiva una via d’uscita immediata, in grado di garantire la marcia a tappe forzate verso la sentenza: la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, prevista nei casi in cui sia «manifestamente infondato». A tale possibilità si era attaccata ieri mattina la Procura generale di Milano, chiedendo di liquidare senza perdere tempo il ricorso: secondo il pg Laura Bertolè Viale, le sue colleghe del processo Mills non avevano affatto «manifestato indebitamente il proprio convincimento», bensì si erano limitate a fare il possibile per arrivare alla conclusione del processo: «dovere precipuo del giudice è di portare a termine un processo prima del termine di prescrizione».

Ma a stretto giro di posta arriva la replica della Corte d’appello, che boccia su questo punto le tesi della Procura generale: il ricorso è ammissibile, e andrà valutato concretamente. La decisione arriverà, si dice, verso la metà di febbraio. Il processo Mills fino ad allora andrà avanti, e si fermerà - se nel frattempo la Corte d’appello non avrà già comunicato la sua decisione - solo al momento della sentenza: ma in quel caso si fermerà anche la prescrizione. Comunque vada a finire, insomma, non sarà l’istanza di ricusazione a mettere Berlusconi al riparo da una sentenza che ritiene già decisa.

Nel frattempo, novità su un altro fronte: il 7 febbraio la Corte Costituzionale esaminerà il ricorso della Camera contro la Procura di Milano per il «Rubygate», le accuse a sfondo sessuale contro Berlusconi che secondo Montecitorio dovevano essere di competenza del Tribunale dei ministri.