I DUBBI DELL’UOMO DELLA STRADA

Nell'articolo, Ora la verità sui brogli veri, apparso sulle pagine genovesi de «il Giornale», Massimiliano Lussana, commentando il mio intervento sul «Secolo XIX», Brogli privati e pubblici dubbi, contrappone la professionalità del direttore Lanfranco Vaccari, «ottimo direttore, capace di esprimere posizioni libere» alle «sciocchezze» e alle da me avanzate. Condivido il giudizio positivo sull'amico Vaccari ma, per quanto mi riguarda, avrei qualcosa da obiettare. Ovviamente. Innanzitutto, qualche considerazione di ordine personale. Non ho nulla in comune con i valori e le battaglie di Enrico Deaglio. Lo considero una tipica espressione di quella «cultura della resa» - per usare l'espressione del Federico Orlando di un'altra stagione giornalistica e politica - che, in tutti questi anni, è riuscita a produrre solo un «antiberlusconismo ideologico» efficace nel nascondere al paese i suoi veri, antichi, problemi. Inoltre ho sempre stimato Pisanu - assieme a Tremonti, Castelli, Maroni e pochi altri, tra i ministri più responsabili del governo Berlusconi - anche se le critiche rivolte da Magdi Allam alla sua «politica islamica» mi sono parse fondate e pertinenti.
Ma lasciamo stare i miei (opinabili) «stati della mente» e veniamo al punto. Nell'articolo criticato da Lussana, come in tutti quelli scritti per il «Secolo XIX», mi sono messo nei panni dell'«uomo della strada» ovvero del cittadino (...)
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