I dubbi della Liguria: da soli non si fa strada

Stefano Filippi

L’Udc in Liguria è un signor nessuno. Ed è un paradosso. In Piemonte ha la faccia bifronte metà Vietti e metà Bonsignore, in Emilia è Casini e Giovanardi, nel Lazio è Cesa e Baccini, in Sicilia s’impersonifica in sua eccellenza Totò Cuffaro, in Umbria nel battagliero Ronconi, in Veneto ha le fattezze del bell’Antonio De Poli, senatore che molti vedono come delfino del governatore Galan. Dalle placide acque liguri, invece, non fa capolino nessun nome di spicco nazionale, niente leader che quando succede qualcosa ottengano la ribalta delle agenzie di stampa, forse perché troppo occupati nelle dispute interne. Evidentemente, però, è gente che lavora nell’ombra e porta a casa risultati, visto almeno l’andamento delle ultime politiche: i centristi hanno guadagnato mediamente il 6 e mezzo per cento, un dato senza infamia e senza lode, ma a Savona e La Spezia viaggiano attorno al 9 e a Savona toccano addirittura il 12 per cento.
Persone sobrie, i liguri, che badano al sodo. E il sodo in questo momento resta Pier Ferdinando Casini, il leader incoronato l’anno scorso al Palalottomatica di Roma e senza più l’ombra incombente di Marco Follini. Ha sterzato lui, sterza anche l’Udc ligure, l’importante è che non si vada a sinistra. È il coro che sale da ogni angolo dell’Italia udicina: mai con i rossi. Casini assicura, promette, giura. Sul resto, però, prudenza e occhi aperti perché i liguri non rinnegano il proprio dna. «Da soli si va per funghi, non si fa politica», avverte l’immaginifico Sergio Cattozzo, buttiglioniano genovese. «Di andar da soli non se ne parla proprio», insiste il consigliere di circoscrizione Gian Maria Gambaro. «Non esiste alcuna condizione che ci possa mettere nella situazione di andare da soli», aggiunge Paolo Repetto, capogruppo nel consiglio comunale genovese.
E Fabio Broglia, coordinatore provinciale della Lanterna e capogruppo in regione, il quale più di una volta ha votato assieme all’Unione, si affretta a precisare che non voleva affatto fare la stampella alla giunta di Claudio Burlando: «Sono stato attaccato duramente perché pensavano che volessi puntellare la sinistra. Non è così. I miei erano soltanto segnali per sottolineare che un’altra opposizione è possibile». Quale? Da una parte un grande partito cattolico-liberale, dall’altra un grande partito socialdemocratico. In sostanza i due attuali schieramenti maggiori privi delle estreme: Lega e lista Mussolini dal centrodestra, Rifondazione e Diliberto dal centrosinistra. «Due forze che, come in Germania, si scambiano il potere in base a come hanno governato nel quinquennio».
È il sogno vagheggiato da Casini. Differenziarsi da Berlusconi per «cogliere nel prato della Margherita», come dice il poetico Gambaro. Ci sono elettori di Rutelli, Mastella e Di Pietro che sarebbero disposti a spostarsi verso un centro moderato che non sia in mano al numero uno di Forza Italia. Ma a Casini sì, sostengono convinti nell’Udc. «Lui avrebbe la capacità di attrarre i moderati della Margherita che temono fortemente di sparire dopo essere stati assorbiti dal partito democratico egemonizzato dai Ds», chiarisce Repetto.
Discussioni, ipotesi, scenari. L’Udc è tutta un dibattito che rimbalza da un «valuteremo il programma» a un «valuteremo i candidati», dalla formazione della nuova classe dirigente al classico «chi ha più fiato corra»: che però è come tagliare le gambe a Casini, il quale sul piano dei numeri è stato surclassato nel sabato delle due manifestazioni. Anche in Liguria dunque la base freme. E anche in Liguria è costretta a seguire le evoluzioni della politica dai giornali e non nelle sezioni, e a sperare nelle bicchierate degli auguri natalizi per avere l’opportunità di confrontarsi con i leader locali e capirne qualcosa di più. Andrea Cuneo, consigliere provinciale, si fa portavoce del malcontento serpeggiante tra i militanti: «Quello che vuole fare Casini non è ancora chiaro. Spero che il congresso di primavera decida la linea una volta per tutte. E mi auguro che non sia soltanto Roma a dettare legge, ma siamo tutti coinvolti in un confronto preliminare. Se poi Casini si fosse messo in testa di andare da solo contro tutti, non escludo di lasciare il partito e magari passare in Forza Italia».
(5. Continua)