I dubbi di «nonno» Valentino circondato dai terribili deb

Undicesimo dopo le prime prove: «Qui in Turchia abbiamo commesso molti errori che siamo riusciti a rimediare. Però questi ragazzini vanno forte»

Nanni Scaglia

da Istanbul

Una banda di ragazzini scatenati prova a mettere in difficoltà Valentino Rossi, che a 27 anni - 11 stagioni alle spalle, 7 titoli mondiali, 159 GP disputati, dei quali 99 in 500/MotoGP - non può più essere considerato uno sbarbatello. Non a caso Valentino, alla conferenza stampa per il GP di Turchia, guardando i giovanotti che aveva al fianco era stato costretto ad ammettere: «Sto per tagliare il traguardo dei 100 GP nella massima cilindrata, vuol dire che corro da una vita. Comincio a essere un vecchio pilota, ma per fortuna mi basta vedere Loris Capirossi per sentirmi più giovane...».
Loris, che di anni ne ha 33, come Valentino è ancora un ragazzino. Ma tutte le giovani promesse del motociclismo, già protagoniste chi a Jerez e chi in Qatar, anche nella giornata inaugurale di Istanbul sono andate fortissimo, conquistando le prime cinque posizioni. È vero che il venerdì nella MotoGP conta poco, perché le prove sono libere e soltanto oggi l'ora cronometrata definirà lo schieramento di partenza, ma intanto Nicky Hayden (24 anni), Casey Stoner (20), Marco Melandri (23), Daniel Pedrosa (20) e Toni Elias (23) stanno facendo cose egregie. Dando così ragione alla Honda, stracriticata a fine 2005 per aver lasciato a casa campioni più o meno affermati come Max Biaggi (quasi 35 anni) e Alex Barros (36), sostituendoli con ragazzini di poca esperienza. Ma i pivelli sanno il fatto loro anche se sanno benissimo che per vincere dovranno battere soprattutto lui. «Non conta che Valentino sia solo undicesimo e apparentemente in difficoltà, è solo venerdì. Vedrete che domenica sarà sempre là davanti» sentenzia Melandri, che dall'alto dei suoi 23 anni può giustamente essere considerato il più maturo degli «immaturi».
In effetti, la posizione ottenuta da Rossi è ben al di sotto delle sue potenzialità. «Nelle prove del mattino - spiega - ero terzo e piuttosto soddisfatto del comportamento della mia Yamaha. Davanti a me c'erano solo Stoner e Melandri ed ero convinto che nel pomeriggio non sarebbe cambiato molto e me la sarei dovuta vedere soprattutto con loro. Invece si sono inseriti anche Hayden, Pedrosa ed Elias e, soprattutto, noi abbiamo commesso un errore nella messa a punto».
Ecco perché Rossi è undicesimo. «Dopo il primo turno, avevamo problemi in accelerazione, la moto tendeva ad allargare in uscita di curva e quindi abbiamo cambiato il bilanciamento. Purtroppo, la Yamaha non è facile come la Honda e basta poco per perdere l'equilibrio e così abbiamo sofferto, soprattutto nelle curve lente. È però stato sufficiente tornare alla configurazione del mattino per ritrovare confidenza e questo conferma che ci sono stati errori».
L'aspetto positivo è che il chattering, la vibrazione della ruota anteriore che tanto ha penalizzato Rossi all'inizio di stagione, in Turchia per il momento non si è visto.
«Qui la moto funziona abbastanza bene e se non sorgerà con l'aumentare della tenuta dell'asfalto, la Yamaha si guida bene. Comunque è dura, con la M1 2006 non siamo ancora padroni della situazione. I piloti Honda vanno forte, ma la loro moto è sicuramente più facile della nostra».
Ecco quindi che là davanti, ai primi cinque posti, ci sono cinque ragazzini determinatissimi a far vacillare il campione. Ognuno con grandi motivazioni. Hayden, alla sua quarta stagione in sella alla ufficialissima RC211V della HRC, è sempre stato considerato poco più di un pilota mediocre, ma sale sul podio da sei gare consecutive ed è secondo in classifica. Stoner vuole dimostrare che la strepitosa pole in Qatar non è stata un caso. Melandri vuole tornare grande sulla pista che gli ha regalato la prima vittoria in MotoGP. Pedrosa punta a battere Rossi già alla sua prima stagione ed Elias non ha alcuna intenzione di essere da meno del connazionale. Così i senatori della MotoGP, non sono Rossi, sono costretti a inseguire.