I "due forni" spengono l’Udc Il partito di Casini sotto il 6%

Sondaggio Ipsos: nei giudizi sull'operato dei partiti quello di Casini crolla del 7% in due mesi

Roma - Il pane prodotto dai «due forni» di Casini potrebbe risultare di scarsa qualità. Il sondaggio Ipsos pubblicato ieri dal Sole-24 ore ha messo in evidenza che l’Udc ha registrato un leggero calo nelle intenzioni di voto passando dal 6% della precedente rilevazione di novembre al 5,9 per cento. Una circostanza che induce a riflettere sul reale «peso» del partito centrista.

Ma è nei giudizi sull’operato delle formazioni politiche che si è verificato un vero e proprio crollo. Solo il 30% degli italiani ha fornito una valutazione positiva dell’azione di Casini, Cesa & C. a fronte del 37% di novembre. Si tratta dell’indice di gradimento più basso tra tutti i maggiori partiti (il Pdl è al 46%, il Pd al 41, la Lega al 38 e Idv al 33). E la spiegazione potrebbe essere semplice. I cittadini non gradiscono le oscillazioni dei centristi: da una parte con i «super laici» del centrosinistra, dall’altra con i conservatori del centrodestra, ma un po’ turandosi il naso quasi non si potesse fare altrimenti.

Ecco perché alla fine la debole leadership di Bersani e la foga tribunizia di Di Pietro riscuotono più attestazioni di stima rispetto alla «terza gamba» dell’opposizione. Almeno loro una scelta di campo l’hanno fatta, anche se a guardare tra i «fan» entrambi dovrebbero preoccuparsi un po’. Il Pd «pesca» soprattutto tra i pensionati del centro-nord e tra le donne. L’Italia dei valori, invece, «ammalia» soprattutto gli studenti.

Il Pdl ha registrato un leggero incremento dei consensi passando dal 38 al 38,1 per cento. Il Pd invece cede un punto percentuale (dal 30,5 al 29,5%). L’area oscillante tra l’indecisione e l’astensione si attesta al 35,8% del campione analizzato, in aumento rispetto al 34,2% di novembre. Per gli appuntamenti elettorali di fine marzo sarà quindi decisivo smuovere il fronte dell’incertezza. Parlare a coloro che non sanno cosa votare e se votare potrebbe far guadagnare consensi maggiori rispetto a quelli che si potrebbero ottenere con lo stucchevole minuetto che ogni giorno si attovaglia innanzi a Pier Ferdinando Casini.

Altro fattore evidenziato dal sondaggio e tutt’altro che trascurabile è relativo ai giudizi sull’opposizione nel suo complesso: il 73% degli intervistati reputa che la minoranza non abbia operato bene. Le valutazioni più severe provengono da lavoratori autonomi e dirigenti. Dall’altro lato, invece, il governo è riuscito a ottenere consensi anche in settori che tradizionalmente non apparterrebbero al centrodestra come le casalinghe, i disoccupati e gli operai. Positiva per l’esecutivo anche la valutazione della situazione economica: aumenta dal 51 al 58% la quota di coloro che ritengono il peggio della crisi sia già alle spalle.

A tutto questo bisogna aggiungere l’incremento delle preferenze per la Lega Nord, salita dal 10,3 al 10,5%, che sta proseguendo la propria azione di consolidamento. E che insieme al Pdl rappresenta ormai circa la metà dell’elettorato italiano (48,6%). Eppure questa forza intrinseca in alcuni casi potrebbe non essere sufficiente per vincere ovunque. Basta guardare la progressione della Lista Bonino, passata dallo 0,7 all’1,1% per evidente effetto di trascinamento dell’esposizione mediatica legata alla candidatura a governatore del Lazio, regione dove l’Udc corre con il centrodestra.