I due «gemelli» dc all’ultimo bivio

L’intervento di Silvio Berlusconi a Piazza San Babila ha confermato il suo impegno a costituire un «popolo della libertà», che era il suo disegno originario e lo ha fatto mediante la sua persona che, da sola, determina il contenitore di diverse culture politiche. È una leadership che fa nascere qualcosa che non c'è mai stato in Italia: un partito di centrodestra, culturalmente differenziato dalla sinistra. È una realtà nuova, perché un partito non ideologico non può nascere che dall'atto di una persona. Non si prevedeva che il ruolo del carisma personale fosse la sola strada percorribile, da quando i partiti italiani occidentali erano stati eliminati brutalmente. Così è accaduto con Berlusconi ed ora il fatto ne spiega la ragione: il carisma riempie il vuoto delle ideologie. Così è nato Berlusconi e, dal '94, è il motore pressoché immobile della politica italiana.
Un fatto nuovo e rilevante è dato dall'adesione di Gianfranco Fini ad una formazione che si fonda sul carisma, cosa che egli ha sempre avversato, ma che ora si dimostra l'unica via per superare le memorie del postfascismo. Egli aveva cercato di operare il passaggio postideologico sulla sua sola figura, ma così aveva esacerbato la divisione interna.
In questo modo Alleanza Nazionale contribuisce a chiudere la storia del Novecento presentandosi libera dalla memoria come definizione dell'identità. In questo modo l'ingresso nella nuova formazione del Popolo della libertà esprime il riconoscimento del problema del nostro tempo: l'identità della nostra civiltà.
Questo fatto prende risalto nella figura che la tradizione svolge nell'odierno discorso di Berlusconi di piazza San Babila. Si diceva che Forza Italia fosse un partito liberale di massa, centrato sul valore del privato nell'economia e sulla credibilità dell'impresa. Non era solo così fin dall'inizio e però nel nuovo discorso il fatto centrale è stata la famiglia quale fondamento della vita civile creatrice e libera, il ricordo dei doveri legato all'affermazione dei diritti. Il tema della famiglia è stato legato al tema della libertà come unico discorso in cui l'uno è il presupposto dell'altro. Così il ricordo della madre scomparsa, accomunata alla madre di Fini recentemente deceduta, ha costituito il tono che ha dato calore al discorso. La difesa del matrimonio come vincolo tra uomo e donna non è stato espresso come omaggio alla Chiesa ma come dovuto alla nostra storia.
Berlusconi ha ribadito sul piano politico il principio fondamentale del bipolarismo: nessuna alternativa politica nel proprio schieramento che deve essere omogeneo nei propri valori e realizzare una formazione che non abbia nemici a destra, buona logica bipolare.
Ci sono due problemi che si pongono e riguardano i «gemelli» democristiani, Pierferdinando Casini e Clemente Mastella, che nelle prime legislature della Casa delle libertà erano stati eletti nelle liste di Berlusconi ed erano divenuti un tandem inseparabile, decisi per principio a dissentire dal leader. Li riunivano la nostalgia del centro democristiano in cui Casini è rimasto immobile mentre Mastella lo ha inteso come trasversale ai due schieramenti, quasi un corridoio esterno, una camera di compensazione segreta tra i due. Il «ritorno di Mastella» crea problemi per la sua linea di mobilità estrema e perché l'inchiesta su di lui ha lasciato la bocca amara a tutti. Egli è stato il meticcio del centrismo. Pierferdinando è rimasto invece immobile pensando di poter essere il lato di centro del governo di sinistra: vasto compito. Chiedeva il voto ad un elettorato berlusconiano e domandava la legittimità politica alla sinistra. Come dice Dante: «erano uno in due e due in uno». Vi è una singolare somiglianza ed un'eguale diversità tra questi «gemelli» democristiani, il cui centrismo appare in quello di Casini ideologico e in quello di Mastella trasformistico. L'Udc poteva costituire un bilanciamento cattolico nel nuovo Partito della libertà già inclinato in questo senso. Ma questo a Casini non bastava e voleva essere il centro del centro, determinando, non si sa bene perché, la fuga, sempre a sinistra, di Bruno Tabacci e Mario Baccini, folgorati dalla memoria della Rosa Bianca mentre Giovanardi è andato là, dove sempre lo portava il cuore. Il frullato postdemocristiano sembra impazzito. È rimasto solo Rocco Buttiglione, cattolico integerrimo che è stato cacciato dalla candidatura alla Commissione europea per leso onore dell'omosessualità, secondo l'etica nordeuropea che oggi prevale nell'Unione. Potrebbe fare lui la cosa che il sempre facondo e sempre fecondo Giuliano Ferrara propone all'incredulo Roberto Formigoni, ben radicato nella sua terra lombarda, di fare la lista per la moratoria sull'aborto. Ma certo Buttiglione ricorda con nostalgia i lunghi ozi di Capua nella Casa delle libertà che Casini vuole abbandonare per puntiglio.
Ma il maggiore successo della lunga fatica di Berlusconi è stato quello di liquidare la sinistra ideologica che segnava la storia comunista e postcomunista della sinistra italiana che, o cercava il suo spazio nel terzo settore della cooperazione e delle banche, oppure nella lotta contro l'imperialismo americano, fase ultima del capitalismo come pensava il vecchio Lenin, oggi delegittimato ma sempre memoria vigente. Una divisione concordata tra il Pd e la Sinistra Arcobaleno è avvenuta ma i legami corrono profondi e finora mai Veltroni ha dichiarato di bilanciare a destra ciò che perde a sinistra mediante l'intesa con Berlusconi. Il Popolo della Libertà aveva già vinto la sua battaglia prima che nascesse un partito con il suo nome.
Gianni Baget Bozzo
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