I due minuti di Andrea Signorini dolce fotografia di un anno magico

(...) Ma a patto di conoscere le regole del gioco. Perchè questo pagellone proprio questo è: un gioco. Che, domani, riguarderà la Sampdoria.
Rubinho. Certo, quella presa con la Fiorentina. Certo, quell’errore con la Lazio. E però ce le ricordiamo. E questo la dice lunga sulla stagione di Rubens Fernando Moedim Rubinho. I gol salvati valgono il campionato di Milito. Voto: 8
Alessio Scarpi. Ha mal di schiena per metà stagione. Ma per l’altra metà, è fenomenale. La notte con l’Inter, nonostante la terribile fascetta per capelli, resta nella storia del Genoa. E anche nella festa finale contro il Lecce, dimostra che, quando serve, c’è. C’è sempre. Impossibile fargli le...Scarpi. Voto: 8.
Eugenio Lamanna. Per lui solo panchine. Ma anche tante relazioni straordinarie che fanno sperare sia il portiere del futuro. Per il Genoa sarebbe tanta (La)manna. Senza voto.
Giuseppe Biava. Doveva essere di passaggio. Doveva. Voto: 7,5.
Salvatore Bocchetti. Dalla panchina alla Nazionale. È un ottimo cuoco e in difesa dispensa delle prelibatezze tecniche che ricordano il miglior Maldini. Alla fine, però, dopo la convocazione in Nazionale è un po’ bollito. Voto: 7,5.
Domenico Criscito. Parte in difesa, finisce in mezzo. Sempre avanti. Voto: 7,5.
Matteo D’Alessandro. Quattro panchine. Senza voto.
Matteo Ferrari. Da romanista, mi aveva fatto disperare. Qui suona la marcia trionfale. E Aida non c’entra. Voto: 8.
Sokratis Papastathopoulos. Prima sembra il nuovo filosofo geniale del calcio. Poi, pare che abbia bevuto la cicuta. Voto: 6.
Ivan Juric. Indispensabile. Non serve altro. Voto: 8,5.
Giandomenico Mesto. È quello visto con l’Inter o quello di tante altre partite? Negli occhi restano le delizie. Voto: 7.
Omar Milanetto. Vidi Omar quanto è bello. Anche a scartamento ridotto. Non molla mai. Voto: 7.
Francesco Modesto. Quest’anno, il giudizio è nel cognome. Voto:5
Thiago Motta. Imperiale. Il più inatteso, il «più migliore». Licenza poetica. Voto: 9.
Matteo Paro. Secondo le regole, visto che non vede la panchina nè il campo, non dovrebbe essere nemmeno in questa lista. Ma onore al più sfortunato. Senza voto.
Marco Rossi. Capitano in tutto e per tutto. Stratosferico col Lecce. Lui c’era anche a Salerno e a Busto Arsizio. Voto: 8.
Anthony Vanden Borre. Dicono sia il futuro del calcio. Spero di no per il calcio. Voto: 5.
Bosko Jankovic. Una domenica nel Bosko delle meraviglie, la domenica dopo sembra di essere capitati in mezzo ai rovi. Negli occhi restano il gol di tacco e quello meraviglioso contro il Lecce. E quindi Voto: 7,5.
Diego Alberto Milito. Eppure, resta il dubbio di cosa avrebbe potuto essere se non fosse mancato (per infortunio o scarsa vena) per tre quarti del girone di ritorno. Voto: 8,5.
Ruben Olivera. L’ennesimo errore di valutazione di Novellino. Pollo è chi non l’ha capito. Scandalizzerò dando lo stesso voto di Milito, ma se lo merita tutto. Voto: 8,5.
Raffaele Palladino. Eupalladino, figlio di Eupalla, breriana dea del football. Voto: 8,5.
Giuseppe Sculli. Eroico o inguardabile. Insomma, Sculli. Voto: 7,5.
Marcel Roman. Ventitrè minuti con il Siena in campionato, trentadue con il Ravenna in Coppa Italia. Non lasciano segno. Voto: 5,5.
Alessandro Potenza. Potenza solo di nome e di lingua nelle dichiarazioni. Voto: 4,5.
Andrea Gasbarroni. Fa tre partite da otto in pagella. Poi sparisce. Comunque, Voto: 7.
Nicolas Domingo. Una partita in Coppa Italia con il Ravenna. Che basta a capire come il settimo giorno, il giorno di Domingo, il dio del calcio, riposò. Voto: 3,5.
Davide Di Gennaro. In panchina in Coppa con il Mantova, in campo 24 minuti a Catania in campionato. Se poi viene ceduto, un motivo c’è. Voto: 5.
Davide Brivio. Refuso di Brivi(d)o. Quello che viene ogni volta che tocca la palla. In Coppa 45 minuti col Ravenna e in campionato 5 a Verona con il Chievo. Voto: 4,5.
Lucho Figueroa. Con il Mantova, in Coppa entra dieci minuti su invocazione della Nord. A Catania va in panchina. Poi, va. Dispiace, ma Voto: 5.
Isaac Cofie. In panchina in Coppa con l’Inter e in campionato a Verona con il Chievo. Senza voto.
Nicholas Costantini. In panca nel ritorno contro Udinese e Atalanta. Senza voto.
Luigi Scotto. Nel listone «in quota Paro». Si affaccia fra i convocati, ma senza vedere la panchina. Senza voto.
Stephan El Shaarawy. Sette minuti con il Chievo che dimostrano che è già un giocatore. Sulla fiducia, Voto: 7.
Mattia Ferraro. Una panchina con l’Udinese. Senza voto.
Dejan Lazarevic. Il Chievo gli porta bene. Panchina all’andata e al ritorno. Senza voto.
Louis Parfait. In panchina a Cagliari e nella passerella finale contro il Lecce. Senza voto.
Matteo Perelli. In panchina con il Napoli riesce anche a farsi beccare all’antidoping. Sarebbe da uno in pagella, ma visto che è un ragazzo e merita un’altra possibilità, Voto: 4,5.
Carlo Polli. Vede dalla panchina la notte magica contro la Juve. E tanto basta. Senza voto.
Niccolò Romero. In panchina lo sciagurato pomeriggio di Bergamo. Senza voto.
Leonardo Terigi. Tre panchine con Napoli, Cagliari e Udinese al ritorno per lui. Senza voto.
Andrea Signorini. Due minuti senza toccare palla contro il Chievo il giorno della conquista matematica dell’Europa. Diciotto anni dopo suo papà. Il gesto più bello e simbolico della stagione. Con il Ferraris che veniva giù dagli applausi e i brividi e la pelle d’oca per tutti. La scena è da dieci, Andrea, non per colpa sua, ovviamente è Senza voto.
Gian Piero Gasperini. Nel mondo dei fumetti basterebbe un «Gasp!». Il suo Genoa è da fumetto. Voto: 9,5.
Enrico Preziosi. Basta vedere il mercato che ha fatto e quello che sta facendo. Voto: 9,5.
Fabrizio Preziosi. Buon sangue. Voto: 9.
Alessandro Zarbano. L’educazione al potere. Voto: 9.
Luca Barabino. L’uomo che reinventò l’immagine del Prez. Gormitico. Voto: 9.
Dino Storace. È, dalla notte dei tempi, nonostante in tanti si siano appollaiati per prendere il suo posto, l’addetto stampa del Genoa, ruolo che svolge benissimo con competenza, educazione, modestia e cortesia, così come tutto il suo staff, da Pietro Pisano in giù. Dalla notte dei tempi è fidanzato con la ragazza più bella del mondo che, dalla notte dei tempi, deve sposare, rinviando l’evento. Ma, nonostante questo ha messo su una sorta di harem in tribuna stampa, supersensuale a partire dai nomi delle Storace’s angels, da Vanessa a Corinna, che per gli amanti del genere femminile sono meglio di Motta e Milito. Insomma, il calciomercato di Dino è già ottimo e abbondante. Che volere di più? Merita Voto: 10.