I due piroscafi di Garibaldi

Quarto rappresenta nell’immaginario nazionale una partenza utile e necessaria per uno dei progetti più ambiti di Casa Savoia: la spedizione di Garibaldi e dei suoi Mille in terra di Sicilia e la successiva risalita verso Napoli. Il Nizzardo, come sappiamo, è uomo di azione. Ecco allora Genova, il suo mare, le sue imbarcazioni. Due piroscafi nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1860 escono dal porto ligure. Raffaele Rubattino è l’armatore del «Piemonte» e del «Lombardo». Forse più mazziniano che garibaldino, l’illustre genovese non è mosso certo da fremiti rivoluzionari, intento più alle proprie attività commerciali che alle cause patriottiche. Amico personale di Cavour, è già stato consigliere del Municipio Genovese, è il pioniere della navigazione a vapore nel Mediterraneo. Ha ottenuto da Vittorio Emanuele II l’importante esclusiva del servizio postale sulla linea d’Italia, la rotta che da Marsiglia serve fino a Napoli i rimanenti stati preunitari. Il Piemonte e il Lombardo hanno origini d’armamento diverse. Il primo nasce scozzese e ha lo scafo di metallo, il secondo è livornese è di legno con fodera di rame. La nostra cantieristica è ancora inferiore ed arretrata se paragonata a quella britannica. Le due imbarcazioni al loro arrivo sono subito sequestrate dalla Marina di Francesco II. Il Lombardo si arena a pochi metri dalla battigia siciliana, il Piemonte è oggetto di colpi di artiglieria e trasportato il giorno dopo a Napoli. Approdi e destini diversi. Lo scafo italiano si inabissa quattro anni dopo vicino all’isola di San Domino. Battuto all’asta invece il piroscafo scozzese, con rottame da demolire. Fine ingloriosa ed amara per le navi di Garibaldi.
«Le navi di Garibaldi. I piroscafi Piemonte e Lombardo e la spedizione dei Mille», di Paolo Piccione, edizioni Sagep, 95 pagine 24 euro.