Tra i fallimenti dell’amministrazione, la mancanza di un progetto di riqualificazione delle periferie e un impressionante buco nel bilancio «Guai a considerare Veltroni imbattibile» Beatrice Lorenzin, coordinatore regionale di Forza Italia, rilancia la

Daniele Petraroli

Non considera Forza Italia allo sbando, non crede a un Veltroni imbattibile («specialmente se nel centrodestra smettiamo di considerarlo tale») e pensa invece sia possibile recuperare la spinta propulsiva che portò Berlusconi a Palazzo Chigi nel 1994. È Beatrice Lorenzin da quattro mesi coordinatrice regionale degli azzurri nel Lazio. Trentuno anni appena ma una grinta che molti suoi colleghi uomini gli invidiano.
Cominciamo dal metodo con cui verrà scelto il candidato sindaco del centrodestra. Quella delle primarie è una strada percorribile?
«Non credo. Immagino che verrà convocato un tavolo nazionale aperto anche ai rappresentanti regionali in cui si discuterà dei nomi e della strategia complessiva da adottare per le prossime elezioni. È comunque salutare che si sia aperto un dibattito serio sull’argomento all’interno della Casa delle libertà».
Che caratteristiche dovrà avere lo sfidante della Cdl?
«Dovrà essere un politico di livello nazionale sicuramente. Inoltre dovrà avere la capacità di intercettare il favore del mondo cattolico romano ma anche della società civile. Ma, più che il nome o il ticket, sarà fondamentale mettere in campo un team di persone che conoscano Roma e sappiano individuare un programma adatto a cambiare profondamente la città».
Questa volta Forza Italia farà un passo indietro in favore di An o Udc? C’è chi dice che gli azzurri abbiano perso la loro «spinta propulsiva».
«Siamo pur sempre il secondo partito di maggioranza relativa nella coalizione. Non vogliamo fare passi indietro ma far fare passi avanti all’intera alleanza. Il problema non è se il candidato sarà nostro, di An o dell’Udc ma è trovare la persona in grado di portare il maggior numero di consensi all’intera Casa delle libertà».
Però qualche problema lo avete. Dal passaggio di Verzaschi all’Udeur alle richieste di più fondi da parte di alcuni presidenti di club azzurri un certo malcontento si avverte.
«Sono cose diverse. Il caso-Verzaschi è certamente negativo. Sintomo di un malessere su cui stiamo lavorando da dopo le regionali. I club, invece, sono una risorsa su cui puntiamo ma si tratta di strutture spontaneistiche non di sezioni di partito per cui è impossibile finanziarle tutte. Comunque queste sono cose che interessano poco gli elettori. Il malcontento della base, invece, dipende dal fatto che vorrebbero vedere una coalizione unita, dei dirigenti che la smettano di litigare per futili motivi e che ricomincino a fare politica sul territorio. È proprio quello che ci proponiamo cercando di recuperare lo spirito del 1994».
Che argomenti utilizzerete per mettere in difficoltà un sindaco che pare invincibile?
«Innanzitutto lo è solo se noi decidiamo lo sia. In realtà ha puntato tutto sull’immagine più che sulla sostanza. Così tra i tanti fallimenti di questa amministrazione basta ricordare la politica abitativa e la manutenzione inesistente della città, la mancanza di scuole e asili e, più in generale, di un serio progetto di riqualificazione delle periferie. Senza contare lo spaventoso buco in bilancio di 14mila miliardi di vecchie lire. È questo sarebbe il sindaco imbattibile?»