I falsi rom di Pisapia? Non ci credono neanche i magistrati

Aperto un fascicolo dopo la denuncia del candidato di sinistra. Ma dei quattro reati ipotizzati si indaga solo per diffamazione

Sul tavolo di Armando Spataro, sostituto procuratore della Repubblica, si accumulano giorno dopo giorno le carte della via giudiziaria alla campagna elettorale: un profluvio di denunce, esposti incrociati e rapporti di polizia che stanno facendo dello scontro Moratti-Pisapia un affare non solo di politica ma anche un caso da codice penale. Da ultimo, l’esposto che ieri mattina il candidato del centrosinistra ha depositato perché la Procura indaghi su «una serie di episodi di una gravità incredibile» che si starebbero verificando in questi giorni a Milano.
Sono episodi dietro i quali Pisapia vede una «regia occulta»: ovvero una operazione di guerriglia psicologica realizzata arruolando finti zingari e sedicenti clochard e sguinzagliandoli per Milano camuffati da fan del centrosinistra, in modo da seminare tra i benpensanti scandalo e preoccupazione per una eventuale vittoria del candidato progressista. Ma è una ipotesi che convince solo in parte la Procura della Repubblica: dei quattro reati ipotizzati dall’aspirante sindaco, tre sono già stati ritenuti insussistenti. La denuncia - formalmente a carico di ignoti - sosteneva che sono stati commessi i reati di diffamazione, sostituzione di persona, abuso della credulità popolare e diffusione di notizie false e tendenziose. Ma il fascicolo di inchiesta è stato aperto solo per il reato di diffamazione. Il motivo è semplice: la magistratura ha ritenuto inesistenti i rischi di turbamento dell’ordine pubblico di cui parlava l’esposto di Pisapia, e che sono necessari perché episodi del genere possano costituire reato. Tradotto: se anche gli episodi sono avvenuti, secondo la Procura, non hanno avuto le conseguenze di cui parla la denuncia.
Tra i trucchi che sarebbero stati messi in atto per spaventare i cittadini milanesi, uno (sembra preso di peso da una celebre scena di Amici miei) realizzato impiegando alcuni finti rom. Gli zingari si aggirerebbero per alcuni quartieri di Milano raccontando agli abitanti che sono stati scelti per ospitare all’indomani delle elezioni i campi rom annunciati nel programma del centrosinistra. Si tratterebbe in realtà di «figuranti» arruolati nell’ambito della campagna denigratoria: questi episodi, dice Pisapia, «non possono derivare da iniziative personali, dietro c’è una regia, una strategia per infangare la mia immagine, la mia coalizione, il mio programma e il futuro di Milano».
Nell’esposto depositato ieri mattina è riportata la testimonianza di una giovane donna che ha riferito di aver visto salire a bordo di un vagone della metropolitana un clochard che indossava una maglietta con uno slogan a favore di Pisapia, e che faceva di tutto per farsi notare: un comportamento così marcato, secondo l’esposto, da spiegarsi solo con l’intento deliberato di danneggiare il candidato progressista. Per questo Pisapia chiede «l'immediata identificazione dei soggetti» e per «scoprire eventuali organizzatori e mandanti di tale campagna».
In giornata, l’esposto di Pisapia è stato definito «un grandissimo scivolone» sia dal presidente della Regione, Roberto Formigoni, sia dal ministro della pubblica istruzione Mariastella Gelmini.