"I fannulloni? Di sinistra". Bufera su Brunetta

Il ministro attacca: "Il sindacalismo ha sempre rifiutato la meritocrazia e il controllo di produttività. Dispiace dirlo perché io sono socialista". La Cgil insorge: "Bugiardo, dia le prove di ciò che dice"

Montecatini Terme (Pistoia) - Gli dispiace dirlo, «perché io sono di sinistra, sono un socialista». Rammaricato o no, il ministro Renato Brunetta mena un altro fendente sui fannulloni: «Sono spesso di sinistra». E dopo la reazione stizzita della Cgil rincara la dose: «Certamente i loro difensori si trovano nella sinistra radicale più o meno estrema». Attacco deciso al bersaglio grosso, al sindacato di Guglielmo Epifani che non ha firmato il contratto dei dipendenti pubblici scegliendo la via isolata dello sciopero.

La platea dei Circoli del Buongoverno di Marcello Dell'Utri (dei quali ieri mattina si è chiuso il settimo e ultimo convegno nazionale) osanna Brunetta, che prima tiene una lezione di economia internazionale spiegando le origini della crisi finanziaria e poi lancia l'affondo. «La mia battaglia per migliorare la pubblica amministrazione ha turbato i sonni di chi vive di rendita, dei poteri forti e dei fannulloni, che spesso stanno a sinistra»: il Palazzo dei congressi di Montecatini trema dagli applausi. «I fannulloni sono soltanto una parte dei dipendenti pubblici, la maggioranza fa miracoli perché ha continuato a fare il proprio lavoro nonostante uno Stato distratto e dirigenti che guardavano dall'altra parte».

Entro Natale, ha assicurato Brunetta, saranno chiusi tutti gli otto contratti del pubblico impiego «in un clima positivo, senza grandi problemi e senza grandi scioperi se non quelli della Cgil. Dal 1° gennaio tutti i 3.650.000 lavoratori pubblici avranno quindi un contratto nuovo, con un aumento di 70 euro mensili che non sono tantissimi ma nemmeno pochissimi in questa fase, una cosa mai accaduta nel nostro Paese perché nel passato per rinnovare gli accordi degli statali servivano sangue, sudore e lacrime».

«Ma quelli della Cgil non hanno firmato l'accordo sul pubblico impiego perché si sentono “fichi”, pensano che tutto ruoti attorno a loro. Siccome invece rappresentano tra il 7 e il 15 per cento dei dipendenti pubblici, sono ben lontani dal 51 e quindi io tiro avanti. In democrazia si tiene conto di tutti ma secondo il peso che hanno - insiste Brunetta -. La Cgil si tira fuori e sciopera: legittimo, ma è un errore. In un momento difficile come questo ci vorrebbe un'attitudine più costruttiva».

Le bordate di Brunetta hanno innervosito la Cgil. «Brunetta ci dia una prova di quello che afferma, altrimenti è un bugiardo», si scandalizza il segretario generale Guglielmo Epifani. «Il ministro è fazioso, un uomo confuso che fa confusione - aggiunge Carlo Podda, il responsabile del settore pubblico del sindacato - perché noi rappresentiamo un terzo dei lavoratori pubblici e l'adesione agli scioperi è andata dal 30 al 90 per cento». Per il Pd parla il ministro ombra della Funzione pubblica, Linda Lanzillotta: «La lotta ai fannulloni può essere sostenuta, e noi lo abbiamo fatto, a condizione che non sia né di destra né di sinistra».

Ma l'obiettivo di Brunetta era la Cgil, non il Partito democratico. «Do atto al Pd di essere stato coerente nella volontà di migliorare l'efficienza della pubblica amministrazione - fa sapere in serata con una nota -. I fannulloni si sono sempre configurati come una categoria eterna dell'opportunismo lavorativo, ma è altrettanto vero e dimostrato che la sinistra sindacale più o meno estrema ha sempre difeso i fannulloni anche quando questi erano indifendibili. Lo stesso sindacalismo che anche questa volta non ha perso occasione per segnalarsi, ha sempre rifiutato la meritocrazia, il controllo gerarchico, quello di produttività, premiare i migliori, punire gli opportunisti».