I fari dell’Antitrust sulle mosse dei francesi

Val la pena fare quattro conti in tasca a Vincent Bollorè, il dominus dell’operazione Premafin-Fondiaria. Anzi più che di conti val la pena fare un paio di considerazioni di ordine generale.
Prima questione. Chi ha le informazioni se la gode. Il signor Bollorè ha comprato in tempi «sospetti», cioè poche settimane fa, una quota fino al 5% della holding della famiglia Ligresti: lo ha fato ad un prezzo inferiore a quello a cui è stato lanciato l’aumento di capitale di ieri. Ed ad un prezzo inferiore a quello a cui è arrivato il titolo in Borsa proprio in virtù dell’aumento stesso. Insomma Bollorè ha fato un grande affare. Certo, finanzieri esperti come il nostro Vincent ragionano sul lungo periodo e ci potranno sempre dire che il loro investimento (peraltro come quello in Mediobanca) non si legge nelle settimane, ma negli anni. È vero. Ma allora quelle dichiarazioni rilasciate da Bollorè nelle quali, all’indomani del suo ingresso in casa Ligresti, dava da intendere di non voler andare troppo in là?. In realtà, come abbiamo visto, la partita è tutt’altro che chiusa. E a investire è quella Groupama che è molto vicina indovinate a chi? Al signor Bollorè. Ricapitolando: prima il finanziare compra, poi getta acqua sul fuoco, infine arriva la cavalleria francese che dà una zampata tale da aumentare visibilmente le quotazioni. Un bell’affare. Tutti negano per il momento una scalata totale dei francesi, che deterranno una quota vicina al 25% della Premafin, sulla holding. Almeno per due anni dicono che ci sarà solo una labile consultazione. Boh. Se fossimo maligni non crederemmo molto a questa storia di pace e tranquillità. La vicenda è tutta regolare per la Consob? Anche se monchi di un presidente e confortati da un sindaco nella loro permanenza romana, i commissari hanno forse intenzione di accendere un faretto?
Seconda questione. In questo caso conviene tirare in ballo l’Antitrust. L’authority per la concorrenza nel passato ha bastonato proprio l’intreccio di quote che girava intorno alla rete Generali, Mediobanca e gruppo Ligresti (socio tramite Premafin di FonSai), tanto che il legame Ligresti-Trieste si è dissolto. Ebbene, anche in questa ultima vicenda ci sarebbe qualcosa da dire. Il perno non è più l’Ingegnere, ma il suo nuovo socio Bolloré. Il finanziere bretone è azionista fondamentale e consigliere di Mediobanca che, come si sa, ha il bastone di comando nelle Generali. E nelle assicurazioni triestine, di cui è vicepresidente, Bolloré ha recentemente dichiarato di volere aumentare la sua quota, almeno fino all’1%. Per farla breve nel portafoglio del finanziere ci sono Mediobanca, Generali e FonSai, attraverso la Premafin. E ci sono, verrebbe da pensare, in modo ancora più stretto rispetto a quanto lo fossero in capo a Ligresti. In fondo furono proprio i francesi capitanati da Bolloré a determinare le sorti e in parte la governance della Mediobanca.
Tirando le somme, sull’operazione di ieri converrebbe approfondire questi aspetti in parte regolamentari in parte sostanziali: se non altro per non applicare criteri diversi a situazioni che già nel passato si era presentate.