I fascicoli sulla storia delle stragi partigiane a Torino e alla Camera

Maria Vittoria Cascino

Qualcuno la chiamerebbe «nemesi», vendetta, quella dei fascicoli sugli eccidi compiuti dai partigiani dopo il 25 aprile, spediti al Tribunale Militare della Spezia dallo storico Marco Pirina e respinti per incompetenza. Tanto che scattano due interrogazioni parlamentari mentre i fascicoli sui delitti liguri finiscono alla procura militare di Torino.
Sembrava finita lì, con Marco Pirina, direttore del Centro Studi e Ricerche Storiche Silentes Loquimur di Pordenone, che invia chili di documenti al procuratore spezzino Marco De Paolis.
Con De Paolis che ritiene superato il decreto luogotenenziale del 12 aprile ’45 firmato da Umberto II di Savoia («che riconosceva i partigiani come forze belligeranti e soggetti ad amnistia fintanto che il nemico avesse calpestato il suolo italico; dopo il riferimento è la Convenzione di Ginevra») e dichiara il tribunale incompetente perché né i partigiani né i repubblichini possono considerarsi militari. Punto.
Promette di girare i fascicoli alle procure ordinarie perché, in effetti «i delitti riferiti sono efferati, quindi imprescrittibili» e chiude la parentesi. Più chiaro di così.
Ma Pirina, che è uno tosto, mica s'arrende. Perché sono anni che raccoglie testimonianze, spulcia gli archivi e quelle storie lì le ha rovesciate come un calzino. (...)