«I festival? Premiano solo i film alla moda»

ParigiLa notte di Capodanno può offrire il meglio e il peggio, come una notte d’amore, che non è sempre e soltanto una notte di sesso. È invece nella mattina di Capodanno che parlo con Claude Lelouch, che proprio nelle ore tra la fine e l’inizio del 1972 ambientò La bonne année, ovvero come un legame in bilico - quello fra Lino Ventura e Françoise Fabian - possa spegnersi o riaccendersi.
In Italia questo film divenne Una donna e una canaglia, per associarlo a Un uomo e una donna, col quale Lelouch aveva vinto la palma d’oro nel 1966. Che cosa diverrà Ces amours-là, il film di Lelouch, uscito nello scorso autunno in Francia, quando apparirà da noi? Una donna e suoi amori? Infatti è l’epopea sentimentalmente multinazionale di una francese (Audrey Dana) nella II guerra mondiale…
Quarantatreesimo film in settantatre anni, il regista ha appena avuto il premio alla carriera dalla X edizione del Monte-Carlo Film Festival, fondato e animato da Ezio Greggio. È stata l’occasione per riportare Lelouch dove aveva girato l’arrivo del rally proprio per Un uomo, una donna. E qui il regista ha ritrovato Aldo Maccione, uno degli italiani - l’altro era Ventura - de L’avventura è l’avventura (1971) - archetipo di Amici miei -, dove amicizia e amore beffano l’estrema politicizzazione degli anni Settanta.
Signor Lelouch, lei è passato indenne per il ’68...
«Ma anche prima me la sono cavata. A ogni elezione esco di casa per votare, poi metto la scheda bianca».
Eppure la Francia ha avuto politici importanti.
«I popoli somigliano ai loro capi: i francesi somigliavano prima a de Gaulle, poi a Pompidou, come oggi gli italiani somigliano a Berlusconi. E come gli americani somigliano a Obama, elegante manichino inconcludente».
E lei somiglia al suo popolo?
«Provo a somigliargli, almeno quando ne racconto gli uomini e le donne. Quando c’è da votare, invece…».
I suoi film sono impolitici, ma anche ben orientati fra i tipi umani. In Una donna e una canaglia, il suo alter ego, Lino Ventura, prevale su uno che pare Bernardo Bertolucci…
«Pare ed è Bertolucci (lo interpreta Silvano Tranquilli - Ndr). Dopo Ultimo tango a Parigi, la critica francese stravedeva per lui…».
… E non per lei. Ma oggi L’avventura è l’avventura resta, mentre Ultimo tango è datato.
«Perché il tempo è l’unico critico valido. Se non s’ha voglia di rivedere un film, significa che era alla moda».
E un film alla moda è…
«… Un brutto film riuscito».
Esempio odierno?
«Avatar di James Cameron».
La categoria film alla moda si applica anche ai festival.
«Sì, col tempo i premiati non sarebbero più gli stessi».
Vale anche per Un uomo, una donna?
«In generale i miei film sono giudicati meglio alla distanza che all’uscita».
Perché?
«Perché a quel punto è il gusto del pubblico che orienta il critico».
Il suo film più sottovalutato?
«Gli uni e gli altri. Del 1981».
Durava tre ore. Agli inizi e coi film brevi lei piaceva ai critici.
«Però non ho mai fatto l’unanimità, neanche con Un uomo e una donna».
Qualcuno lo definì «storia d’amore e tergicristalli».
«Col successo che ha avuto la colonna sonora di Francis Lai - il celebre “sciaba-daba-da, sciaba-daba-da”, caso mai è una storia d’amore e musica».
Come ogni suo film.
«Sì, la musica è la protagonista. Poi c’è la macchina da presa, un attore invisibile, il più difficile da dirigere».
La musica prima dei dialoghi. Ma quelli li scrive lei!
«Scrivendo, ci si rivolge all’intelligenza, che ha troppo il senso degli affari. Le preferisco la spontaneità».
Anche la musica è scritta, sebbene non da lei…
«… Però la musica si rivolge all’inconscio».
Al cuore, si diceva una volta.
«E il cuore non mente. Si ricordano i film che danno un’emozione».
L’emozione di Una donna e una canaglia è Ventura respinto inizialmente dalla Fabian in un modo originale.
«Gli attori conoscono bene il loro personaggio. Se hanno un’idea migliore della mia, la prendo. Così la Fabian ebbe un certo sguardo quando Ventura definiva “confortevole” la sua stanza. Il rifiuto di salirci è stato motivato così con l’uso di quel termine di cattivo gusto».
Il suo prossimo film, il quarantaquattresimo, sarà…
«… La storia di uno che scrive discorsi per i politici, egualmente efficaci che siano di destra o di sinistra!».
Lo faceva già Charles Denner ne L’Avventura è l’avventura!
«Come vede, sono fedele ai miei personaggi come ai miei interpreti».