"I figli e la Fiorentina: sono loro la mia forza"

Cesare Prandelli racconta la sua stagione: "L’affetto della città mi ha circondato senza strangolarmi. E così supero i momenti difficili. La Champions è merito dei tifosi e rilanceremo Gilardino"

L'ultimo premio raccolto, in ordine di tempo, è quello intitolato a Oronzo Pugliese, il mago di Turi, l’anti-Herrera degli anni sessanta che infiniti sfizi addusse ai terroni e che Lino Banfi tradusse al cinema nel noto Oronzo Canà. Cosa c’entra Cesare Prandelli, che in Puglia trascorre una settimana di vacanza in Valle d’Itria, con Oronzo Pugliese? L’affinità elettiva è scolpita dalla genuinità di Cesare e forse anche dai successi raccolti nella sana provincia calcistica italiana, a Verona e Venezia, a Parma e ora a Firenze.

Cosa sa, Prandelli, di don Oronzo Pugliese?
«Ho letto e mi sono informato, so che era un istrione, lo ricordo in qualche filmato rincorrere una gallina dentro San Siro. Oggi forse verrebbe considerato fuori dal tempo e invece sarebbe nel suo tempo pieno».

Prima di andare in vacanza ha dato un’occhiata alla Nazionale: come considera il test col Belgio. Ci dobbiamo fidare?
«Tutto dipende da quel che Donadoni ha chiesto ai suoi. Io gli ho sentito ripetere un giudizio a fine partita: il gol del 3 a 0, con Del Piero che vede Camoranesi scivolargli alle spalle e lo smarca, è arrivato dopo le prove in allenamento. Ecco il segnale positivo: stanno lavorando e raccogliendo i frutti, segno della particolare attenzione in quel che predica il ct».

Dia un voto alla testa e alle gambe dell’Italia...
«Di gambe stanno bene, di testa benissimo. E me ne sono accorto dalla reazione al gol del 3 a 1 del Belgio: Buffon ha strapazzato tutti. Anche questa è una spia».

Passiamo all’europeo: cosa ci aspetta?
«Non sarà né facile né scontato ma possiamo fare molta strada. Saremo affrontati con uno spirito particolare, da campioni del mondo in carica. Batterci darà una spinta in più ai nostri rivali eppure ho fiducia nel gruppo e nel suo tecnico, possono arrivare lontano. Due novità mi attraggono: Portogallo e Romania, sono le mie sorprese».

Cassano può essere una risorsa o una complicazione?
«Una vera risorsa. I due hanno parlato a lungo e chiarito: Antonio non può sbagliare. Se sta ai patti può entrare e risultare devastante».

La Fiorentina in Champions è considerato il suo capolavoro personale: come lo spiega?
«Con la resa della squadra, che ha chiuso la stagione con 56 partite nelle gambe: per un rigore ha mancato la finale di coppa Uefa, è stata quarta da cima a fondo nel campionato. Ha lavorato bene la società, fondamentale l’aiuto e il sostegno del pubblico. Al ritorno da Torino abbiamo trovato dentro lo stadio, ad aspettarci, trentamila fiorentini: non è da tutti. Decisivo è risultato il loro sostegno».

Quando?
«Alla penultima partita. Eravamo sotto di un gol col Parma e avevamo le gambe pesanti. La notizia del vantaggio del Napoli sul Milan ha dato loro una carica che è stata trasmessa alla squadra: senza, non ce l’avremmo fatta».

Gilardino è diventato il premio di Diego Della Valle: è convinto di rilanciarlo?
«Fate due calcoli: mettete insieme le partite fatte da Alberto e il numero dei gol segnati. Capirete tutto. Io l’ho avuto a Verona e Parma, lo conosco bene. La fiducia dell’ambiente rimetterà in moto la macchina».

È possibile che arrivi, in prestito, anche un altro suo ex allievo, Adriano?
«Sono in quattro davanti, Gila, Pazzini, Osvaldo e Mutu: al momento non c’è posto».

Ha voluto la bicicletta, ora deve pedalare. La Champions la spaventa?
«Mi spaventa il turno preliminare, solo dopo averlo scavalcato mi sentirò in Champions. Poi verranno gli altri pensieri. E tra questi le conseguenze avute su squadre tipo Udinese, Chievo e Lazio. La società è informata, si sta attrezzando. Due squadre forse è chiedere troppo ma con 20 giocatori si può».

Ancelotti e Lippi iscritti nell’elenco del Chelsea, Capello e Trap ct a Londra e Dublino: è la scuola italiana che funziona?
«No, è il successo del calcio made in Italy. Pensi a Carletto. Ha vinto due Champions, è naturale che contattino lui. Pensi a Marcello: ha trionfato a Berlino, non lo dimenticheranno facilmente».

Inter e Mancini invece si sono divisi in malo modo...
«Lo ammetto, sono rimasto sorpreso. Chiudere quattro anni di lavoro, segnati da tre scudetti, con uno scambio di accuse così crude mi ha lasciato di stucco».

Dove fisserà la prossima asticella?
«Firenze è per me un cantiere aperto. Ripetere il quarto posto sarebbe come vincere il quarto scudetto di fila».

Chi ha vinto lo scudetto del bel calcio?
«La Roma: può abbinare bellezza e praticità».

Caro Cesare, scusi l’irruzione nel privato. Molti si chiedono: ma come ha fatto Prandelli a superare la sua tragedia personale?
«Lasciandomi assorbire dal lavoro, passando più ore al campo di allenamento che in casa, raccogliendo l’affetto di amici veri e la solidarietà di una città intiera che si è stretta intorno senza strangolarmi. I figli, straordinari, hanno fatto il resto. Sono stati loro la mia forza nei momenti difficili che spesso tornano e che supero con molta serenità».

Raccontano anche del suo nuovo rapporto con la religione. Ora che si trova in Puglia è attirato dall’idea di far visita al santuario di Padre Pio a San Giovanni Rotondo?
«In certi casi è meglio fare piuttosto che parlare».