I figli del Leonka nei covi dell’odio

Dagli ex terroristi all’ala istituzionale, la mappa della sinistra che parla ancora di lotta. Il regalo della sede: lo storico collettivo di via Watteau oggi tratterà l'accordo con il Comune

Non sono ragazzini in fregola per la rivoluzione, i devastatori partiti per Roma con l’obiettivo di spaccare tutto. Professionisti della rivolta, piuttosto. E la caccia al black bloc si concentra sulle cellule di duri e puri. A Milano si guarda alle realtà più accese: i compagni itineranti della Bottiglieria, storicamente in Ripa Ticinese, sfrattati, poi insediatisi e poi di nuovo sgomberati in via Savona e in via Giannone.
È tutto da provare invece il collegamento dei violenti con soggetti organizzati attivi in città. Il mondo dei centri sociali e dell’antagonismo, nell’occhio del ciclone, è una realtà sfaccettata: va dai vecchi arnesi della lotta armata ai riformisti, dagli squatter a studentelli-figli di papà verbosi e innocui, già pronti per il posto di lavoro in qualche multinazionale. La lotta politica violenta, però, da decenni ha una costante: l’acqua in cui nuotano certi pesci - si chiamava un tempo, la zona grigia che li coccola, giustifica, non li condanna. E i forum dell’antagonismo traboccano di chiamate alla rivolta, più o meno metaforiche. «Trasformare l’indignazione in odio di classe» è l’appello lanciato dal collettivo del Vittoria, che punta sui temi del precariato e sostiene la jihad palestinese. Tra i più duri gli anarchici di «villa Vegan» dal 1998 occupano una palazzina comunale di tre piani in via Litta Modignani. La Panetteria occupata di via Conte Rosso annovera qualche decina di autonomi ed è stata frequentata da ex «soldati» Br e diversi estremisti di ogni sorta. Ed è tornata alla ribalta nel 2010 per la frequentazione di un paio di milanesi accusati di trafficare con gli attentati dietro la sigla «Per il Comunismo Brigate rosse». Il Cantiere di via Monterosa è una postazione del sovversivismo legato a disobbedienti e collettivi studenteschi.
Via-via spostandosi nell’area della sinistra istituzionale si incontra il Torchiera (in piazzale Cimitero Maggiore), e i collettivi che negli ultimi anni si erano raccolti intorno al Pergola, alla Fornace. «Tranquilli» sono considerati i compagni dell’ex Orso e dell’ex Bulk, legati ai collettivi studenteschi e alle parole d’ordine ideologiche dell’antifascismo militante.
Tutto particolare il caso del Leoncavallo, centro sociale simbolo a Milano. Negli ultimi anni si è imborghesito fino a scivolare oggi alla destra di Rifondazione Comunista, tanto che il suo portavoce storico, Daniele Farina, è ai vertici locali del partito del sindaco, Giuliano Pisapia. Il Leonka proprio oggi dovrebbe ratificare l’accordo sulla sede cui hanno lavorato fior di mediatori. La soluzione, come anticipato dal «Giornale», prevede che si restringano in una parte dell’ex cartiera di via Watteau, mantenendo il salone dei concerti, la cucina, la libreria e spazi al primo piano, impegnandosi alla messa a norma e al pagamento dell’affitto. Lo stabile sarà ceduto dal gruppo Cabassi al Comune, in cambio di una cascina demaniale fuori città, di pari valore. Nel resto della struttura si prevede un pensionato universitario o una struttura per richiedenti asilo politico, poi si parla di laboratori per avviare al lavoro i detenuti del carcere Beccaria e di un centro agricolo biologico. Tutti progetti per cui è in corso la raccolta di fondi, con trattative riservatissime con alcuni finanziatori fra i quali famiglie della Milano «illuminata» e ovviamente progressista.
Mentre il Comune lavora alla soluzione politica per il Leoncavallo, il centrodestra chiede con sempre più forza la chiusura dei centri abusivi. L’ex vicesindaco, Riccardo De Corato, tuona: «I black bloc trovano il loro brodo di cultura nei centri sociali, vere e proprie zone franche, aree insurrezionali che vanno chiuse definitivamente da una decisa azione da parte dello Stato e in particolare dalla magistratura». L’assessore regionale Romano La Russa chiede una scelta netta: «I centri sociali dicano da che parte stanno: con chi pratica violenza e devastazione o dalla parte della legalità? Il Comune non può continuare a dialogare con le realtà antagoniste che periodicamente devastano le nostre città e attentano all’incolumità dei cittadini».