Per i figuranti dell’Unione c’è una poltrona a Cinecittà

Ai vertici della società cinematografica Quercia e Margherita hanno piazzato ex onorevoli, critici d’area e fedelissimi

da Roma

«Lo spoil system è uno dei peggiori insegnamenti del filo americanismo radicale e mi trovate freddissima al riguardo». Parola di Gabriella Pistone in un’intervista concessa ad Ateatro.it nel marzo 2006. L’ex deputata di Rifondazione, del Pdci e coordinatrice Cultura del programma dell’Unione aveva da poco abbandonato il compagno Diliberto dissentendo dalla sua linea politica, e invitando i propri elettori a sostenere la Rosa nel Pugno.
Finito qui? Insediatosi Francesco Rutelli ai Beni Culturali, uno dei primi provvedimenti fu la decapitazione dei vertici di Cinecittà Holding, il braccio cinematografico del ministero. È noto che alla presidenza sia stato nominato Alessandro Battisti, rutelliano di ferro ed ex senatore della Margherita. Idem per l’amministratore delegato Francesco Carducci, molto vicino al vicepremier. Ma, scorrendo gli altri componenti del Cda, si notano altri casi di «vicinanza». In primis quello di Gabriella Pistone. Ma non solo. C’è anche Giovanna Grignaffini, già deputata Ds (capogruppo in commissione Cultura) e docente di Filmologia al Dams di Bologna. Nonché consigliere per le politiche giovanili del ministro diessino Giovanna Melandri.
Nel consiglio di amministrazione dell’ente risaltano poi altri nomi, certamente professionali ma non proprio alieni al mondo politico. Tra questi Wilma Labate, candidata all’Oscar nel 1996 con La mia generazione, ma anche autrice nel 2005 di un libro-intervista con Fausto Bertinotti, intitolato Il ragazzo con la maglietta a strisce («La politica non si rende conto di essere entrata nell’inverno», le confidò il futuro presidente della Camera). Stesso discorso vale per Michele Conforti, segretario dell’associazione dei registi di fiction televisive, ma anche socio fondatore di Articolo 21, il libero pensatoio del diessino Giuseppe Giulietti. «Residui» della precedente amministrazione di centrodestra sono rimasti Roberta Lubich e Severino Salvemini, già direttore della Sda Bocconi.
All’Istituto Luce, archivio storico e produttore cinematografico del mondo di Cinecittà, la mano del ministro è stata più dolce. La presidenza è andata all’ex senatore diessino Stefano Passigli, già presidente per oltre un ventennio dell’editore Longanesi e dunque esperto in materia. È stato «risparmiato» l’amministratore delegato Luciano Sovena, nominato un quinquennio fa in area An, e si è fatto largo a nomi nuovi come il regista Maurizio Sciarra, vincitore del Festival di Locarno con Alla rivoluzione sulla due cavalli e fondatore di Arci-Apulia Audiovisual Group nei suoi esordi baresi.
La ventata di novità a Filmitalia, l’istituto che si occupa di promuovere le pellicole italiane all’estero, non è stata rappresentata solo dalla nomina di Irene Bignardi, il critico cinematografico di Repubblica simpatizzante della gauche. Nel suo consiglio di amministrazione siedono pure Claudio Gubitosi, l’inventore del Festival di Giffoni, e Roberto Cicutto, creatore della casa di distribuzione Mikado. Ma non solo: c’è anche Serafino Murri, giovane scrittore e regista. Il suo lungometraggio d’esordio, Movimenti, girato insieme a Claudio Fausti, ha ricevuto il simbolico premio Fiasco di bronzo 2004. Motivazione: 477 spettatori. D’altronde, iniziare non è facile per nessuno e tantomeno confermarsi.
Basti pensare che l’ultimo film di Maurizio Sciarra Quale amore con Vanessa Incontrada e Giorgio Pasotti ha incassato solo 606mila euro a fronte di un finanziamento pubblico di 1,879 milioni come ha recentemente reso noto la Direzione generale per il Cinema del ministero per i Beni culturali. Fare cinema in Italia è una strada a ostacoli: nel 2001 L’ultimo bacio di Gabriele Muccino era stato bocciato dalla commissione consultiva del Dipartimento per lo Spettacolo. E a Cinecittà lo sanno bene.