I finanziatori di Blair chiedono indietro i soldi

Il premier: «Non mi dimetto». Ma ora il Labour deve restituire 6,5 milioni di sterline e rischia la bancarotta

Erica Orsini

da Londra

Dopo lo scandalo, sul Labour inglese incombe lo spettro della bancarotta. Perché è questo quello che rischia ora il partito di Tony Blair finito perfino sotto inchiesta a causa dei prestiti segreti contratti con dodici potenti uomini d’affari. Adesso che il giochetto “prestiti in cambio di onorificenze” è stato scoperto, almeno quattro dei generosi finanziatori del partito stanno reclamando indietro i loro soldi. Del resto possono ben farlo, dato che quei quaranta milioni di sterline finite nelle casse laburiste all’insaputa di tutti erano stati “prestati” e non “donati” in modo che potessero rimanere comodamente nell’ombra.
E tra i finanziatori “pentiti” ci sarebbero - ma guarda la coincidenza - anche alcuni di quelli che avrebbero dovuto essere inseriti nella lista degli onori stilata da Blair, come il medico Chai Patel e il broker della City Barry Townsley. La cifra da restituire tra quest’estate e l’aprile del 2008 si aggira intorno ai sei milioni e mezzo di sterline e adesso il rischio di un tracollo finanziario per il Labour è altissimo. Tutti si chiedono come farà il partito ad onorare un debito così alto e sembra che i vertici laburisti stiano già pensando di vendere le proprietà immobiliari chiedendo aiuto perfino alle associazioni sindacali.
Ma c’è di più. Le conseguenze di questo scandalo potrebbero non limitarsi a mettere in pericolo la stabilità economica del partito. L’inchiesta appena aperta da Scotland Yard su alcuni aspetti della faccenda ha infatti carattere penale e i risultati finali potrebbero essere devastanti. La situazione è grave però Blair non ha alcuna intenzione di dimettersi. «Rimarrò fino a quando non avrò portato a termine il lavoro che ho iniziato», ha risposto ieri seccamente il premier britannico al leader dei conservatori David Cameron nel corso di un dibattito alla Camera dei Comuni.
Nei giorni scorsi anche il ministro agli Interni Charles Clark aveva data per scontata la permanenza al potere di Blair fino al 2008. Ieri il primo ministro ha continuato a difendere la posizione del suo governo nella vicenda dei prestiti “segreti” negando ogni sotterraneo collegamento con le nomine alla Camera dei Lord. Per quanto riguarda l’ipotesi di rivedere il sistema delle attribuzioni delle onorificenze, Blair ha spiegato che se ne riparlerà con calma il mese prossimo in un dibattito apposito.
«Il Labour è un po’ più aperto sulla questione dei prestiti», aveva già dichiarato Blair nei giorni scorsi subito dopo aver reso pubblici i nomi dei dodici finanziatori. Ricordando che era stato proprio il suo esecutivo ad introdurre la legge sul finanziamento dei partiti, il premier ha sottolineato che il reperimento di fondi è stato e rimane un problema di tutte le parti politiche e che in passato i conservatori si sono rivelati molto più restii dei laburisti nel rivelare le loro fonti di finanziamento.