I finiani Cresce il fronte dei pentiti: 5 pronti a tornare al Pdl

RomaRacconta una «colomba» finiana che nelle ultime quarantott’ore i cellulari di molti deputati moderati di Futuro e Libertà sono squillati a ripetizione: «C’è chi si è pentito addirittura di essere entrato nel gruppo». Non soltanto per gli ultimi retroscena che quotidianamente Il Giornale sta svelando sulla casa di Montecarlo in cui abita il fratello della compagna di Fini, ma per un’intervista uscita due giorni fa sulla Stampa e rilasciata dal «falco» Fabio Granata, uno dei finiani più antiberlusconiani del momento: «Non escludo un’intesa anche con la sinistra e con Vendola», ha annunciato il deputato siciliano. Si racconta che le grida ai telefonini siano state più eloquenti delle parole. Per ora l’unica a esporsi con nome e cognome è stata la deputata marocchina Souad Sbai, che ai microfoni di Cnr media ieri ha detto: «Ma come fa il centrosinistra ad allearsi con il centrodestra, con chi fino a ieri ha chiamato fascisti? Sono a disagio, siamo a disagio: tutti tranne Granata».
Non proprio tutti ma certamente in molti. Come la stessa Sbai, ma anche il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia, Silvano Moffa, Catia Polidori, Giuseppe Consolo, cioè i finiani che con più frequenza si sentono con i colleghi del Pdl, e pure tra di loro: quelli che se a settembre si dovesse andare davvero a un voto di fiducia, non tradiranno la maggioranza.
Secondo l’anonima colomba che dialoga con Il Giornale «sarebbero pochissimi in Futuro e Libertà a votare contro, o anche ad astenersi. Un conto sono votazioni tutto sommato ininfluenti, ma la fiducia è un’altra cosa». E dunque se è vero che si parla in questi giorni di altri due deputati del Pdl che alla Camera potrebbero aggregarsi a Fli, è anche vero che da Fli raccontano che al momento della verità in molti potranno tornare nella casa del Pdl: «Non siamo in pochi alla Camera ad aver aderito al nuovo gruppo per rispetto a Fini, ma solo per questo. Ora ci stiamo pentendo», dice sempre la «colomba». Si racconta anche di una reazione furibonda di Silvano Moffa, che è un po’ il punto di riferimento dei finiani più moderati, ai proclami di Granata su fantasiosi ticket elettorali.
L’intenzione di far cadere il governo con un voto ostile, o neutrale, sembra ancor meno limpida in Senato, dove un finiano ha già confidato a un collega deputato del Pdl che mai e poi mai voterà contro la fiducia. Ma in Senato i dieci finiani, o nove che saranno, non sono determinanti: senza di loro la maggioranza rimane in piedi.
Per questo i colloqui più intensi avvengono tra deputati. Un onorevole, pontiere del Pdl, uno dei tessitori della possibile riconciliazione parlamentare tra finiani e berlusconiani, spiega: «Sono cinque o sei per ora i finiani alla Camera che alla fine potrebbero tornare nel Pdl». Numeri che sulla carta non danno garanzie di tenuta della maggioranza. «Diverso è il discorso qualora Fini dovesse cadere».
Se l’inchiesta della casa di Montecarlo dovesse portare ad accuse clamorose, se quindi la rettitudine del presidente della Camera dovesse uscirne appannata, allora «almeno in venti torneranno da noi. Dipenderà se Fini resterà in sella o meno».
Anche l’eventuale rientro non sarà semplice: «Questi deputati dovranno tornare in modo credibile. C’è chi è andato con Fini perché sapeva che Berlusconi non l’avrebbe ricandidato». Ma in politica il pentimento non è un reato.