I finiani «eleggono» Roberta Pinotti sindaco

(...) perché lei - scandisce l’indimenticato ex numero uno metropolitano del Pdl - è una persona molto in gamba, molto intelligente, e avanti rispetto alla politica di oggi». Le ragioni, lungi da considerazioni estetiche di bieco maschilismo? Risposta pronta, ma con tanto di acrobazia dialettica: «La Pinotti non ha scordato, ma ha lasciato da parte questa antitesi destra-sinistra. Credo comunque che lei, essendo di centrosinistra, abbia migliori chance di vincere rispetto a un candidato di centrodestra. D’altronde - aggiunge Gadolla, buttandola un po’ sul cattivo gusto - Marta Vincenzi è il vero cancro della politica genovese, così come Silvio Berlusconi è il vero cancro della politica italiana. E così come il premier non è il presidente del Consiglio di tutti gli italiani, la Vincenzi ha dimostrato di non essere il sindaco di tutti i genovesi, ma solo di quanti l’hanno eletta». Basta questo per giustificare la svolta dei finiani «de noantri» con l’abbandono ufficiale dello schieramento di centrodestra? Sì, basta: «Innanzi tutto, bisogna portare Genova al salvamento». Anche nuotando controcorrente.
Insomma, nessuna possibilità di convergenza con gli amici e colleghi di solo pochi mesi fa. Gadolla insiste, al microfono degli abilissimi intervistatori-provocatori Davide Lentini e Nur El Gawohary: «Noi del Fli non rifiuteremmo certo un candidato serio, anche se venisse dal Pdl o dalla Lega» ammette, bontà sua, l’imprenditore edile prestato alla politica. Ma precisa subito: «Posso pensare però che un candidato proveniente dalle file del Carroccio possa avere difficoltà politiche. Ma non potremmo assolutamente rifiutare persone intelligenti, responsabili, oneste, con la voglia di fare, e soprattutto disposte ad essere rappresentanti di tutti i genovesi», da qualsiasi parte provengano. Oddio, siccome nel centrodestra non ci sono - sospira Gadolla - ecco che viene fuori Roberta Pinotti. «È ora di abbattere gli steccati - perbacco! - e pensare che, se c'è un candidato sindaco interessante, non si deve vedere da che area proviene, ma solo se è capace o meno di fare il bene della città». E la Pinotti interessante è, fino a prova contraria.
In questo quadro, si domanda ancora il coordinatore del Fli (giustificando tutto e il contrario di tutto), «che senso ha parlare di sindaco del Pd o dell’Italia dei valori? Innanzi tutto si deve scegliere il sindaco di tutti i genovesi. È passata l’epoca - spiega Gadolla, rinnovando un linguaggio politicamente scorretto - di quando uno arrivava da un pollaio, e si diceva: dev’essere il sindaco del mio pollaio, in quanto in Provincia c’è quello di un altro pollaio». Dunque, via libera alla «nuova stagione» che non è più quella dello slogan vincenziano 2007, ma quella di «Futuro e libertà per l’Italia», in questo caso «per Genova». E pazienza se gli elettori, anche quelli che si sentivano attratti dal Fli, la pensano in maniera diversa, almeno a prestare fede ai sondaggi che non sono proprio favorevoli al movimento pensato da Gianfranco Fini e ordinato e coperto da Italo Bocchino. Chissà, forse non è più l’epoca dei pollai. Ma forse non è più neanche quella dei polli.