I finiani liguri affondano al compleanno della Pinotti

(...) bocciando quel governo Maccanico che, nel 1995, avrebbe portato a scrivere un’altra storia e a fondare un’altra Italia, basata sulla legittimazione reciproca in cui centrodestra e centrosinistra avrebbero scritto insieme le regole, per poi ridiventare nemici come prima. Anzi, nemici meglio di prima, visto che saremmo qui a raccontare di un’altra giustizia, di un altro sistema istituzionale, di un altro Paese.
Ma, in seconda battuta, venendo dai vertici della politica alle vicende più terra terra, credo che chi ha aderito in buona fede a Fli non potesse mai pensare che la sua forza moderata fosse arruolata per distribuire volantini contro un compleanno privato, pagato con soldi privati. Roba che nemmeno ai tempi delle contestazioni sessantottine, con Contessa come colonna sonora.
E invece - nel silenzio dei vertici di Futuro e Libertà, con le uniche eccezioni del consigliere comunale genovese Giuseppe Murolo e soprattutto dell’assessore ed ex sindaco di Recco Gianluca Buccilli, che ci ha messo la faccia per dissociarsi da demagogia e qualunquismo - dalla mail ufficiale dei finiani liguri, quella usata anche per annunciare le visite pastorali di Fini e Bocchino, è arrivato l’annuncio del volantinaggio anti-Pinotti, perfetta immagine di un grillismo o di un vetero comunismo di destra: «Mentre il numero delle donne disoccupate raggiunge percentuali da record, l’onorevole spende 30 mila euro per fare festa».
Io - che di Roberta sono buon conoscente, pur contrastandone le idee politiche e soprattutto il suo allineamento televisivo che non la porta mai a sgarrare di una virgola rispetto alla linea ufficiale del partito - alla festa sono stato invitato. E, come sempre accade quando un amico (parola troppo forte per essere sciupata, a rischio di svalutarla come l’aggettivo «responsabile», mai così bistrattato come negli ultimi mesi) o un buon conoscente che si stima, ti invita, ho risposto di sì.
Dico tranquillamente che ho fatto bene. Perchè la festa per i cinquant’anni della Pinotti, dove Roberta ha raccolto le varie fasi della sua vita - dai compagni di scuola ai compagni di politica, passando per i familiari, gli scout e coloro che hanno iniziato a fare politica insieme a lei al consiglio di Municipio di Sampierdarena - è stata una serata gradevole, molto sobria, senza eccessi e soprattutto lontanissima da sprechi e lussi. Certo, una magnum di spumante c’era. Certo, la torta ai frutti di bosco era grande. Certo, le focacce al formaggio non sono mancate. Certo, prosciutti, formaggi e sfiziosità abbondavano.
Ma, sinceramente, ve lo posso testimoniare personalmente, tranne che Roberta sia stata malignamente truffata dai signori del catering, che abbia speso trentamila euro per la festa è assolutamente impossibile.
Eppure, anche se fosse, anche se ne avesse spesi trecentomila o tre milioni di euro, non sarebbe questo il punto. Il punto centrale è che trovo sacrosanto scandalizzarsi per lo spreco di soldi pubblici, non per come uno usa i suoi, di soldi. Non è facendo le pulci alle spese di una privata cittadina che festeggia un privato compleanno con soldi privati che si fa politica. E, mentre ho condiviso i dubbi estetici (non formali, non basati sulla competenza o sulla persona) sulla nomina del marito di Roberta a numero uno del San Martino, stavolta non ce l’ho fatta proprio a scandalizzarmi.
Anzi, mi sono scandalizzato sì. Ma solo per una destra che si dice pronta a battere e superare il populismo berlusconiano e lo fa con il peggiore populismo e la peggiore demagogia. Se poi ci mettete anche che, solo la scorsa settimana, il coordinatore cittadino di Genova di Fli Gianfranco Gadolla ha proposto la stessa Pinotti come sindaco di Genova, capirete che, con i finiani, non siamo davanti a un caso. Siamo davanti a un casino.