I finiani non sono più indispensabili: sospiro del Vaticano

La vittoria conquistata di misura sancisce la prima significativa sconfitta
del presidente della Camera che si era giocato tutto
sulla spallata al premier con la mozione di sfiducia. Rumor in Vaticano: "I finiani non sono più determinanti. Da domani bisognerà vedere che cosa accadrà"

Roma - La fiducia, seppur risicatissima, che il Cavaliere ha ottenuto ieri alla Camera e che permette la sopravvivenza del suo governo è stata accolta con soddisfazione sia Oltretevere sia ai vertici della Conferenza episcopale italiana. Soprattutto perché la vittoria conquistata di misura, che pur lascia aperti tutti i problemi relativi alla governabilità, sancisce la prima significativa sconfitta del presidente della Camera Gianfranco Fini, che si era giocato tutto sulla spallata al premier con la mozione di sfiducia. «Il dato politico – confida un autorevole prelato vaticano – è che i finiani non sono più determinanti. Da domani bisognerà vedere che cosa accadrà».
Proprio la contrarietà alle posizioni espresse da Fini ha unito in un’analisi perfettamente condivisa sia il Segretario di Stato Tarcisio Bertone, sia il presidente della Cei Angelo Bagnasco, sia il suo predecessore Camillo Ruini, che nelle scorse settimane ha fatto presenti a Pier Ferdinando Casini i timori per un’alleanza che vedesse gli eredi nominali del popolarismo cattolico allearsi con Futuro e Libertà.
In Vaticano non considerano certo dietro l’angolo la possibilità di un coinvolgimento di Casini nell’esecutivo, ma ricordano come l’Udc abbia votato a favore del governo in alcune occasioni. Ma non va sottovalutato l’appello che ieri, dopo il voto di fiducia, è stato lanciato al leader Udc dal presidente del Movimento Cristiano Lavoratori, Carlo Costalli: «L’Italia ha bisogno di essere governata e ha bisogno di riforme. Casini dica chiaramente se è interessato a un “Patto dei moderati”, se vuole assumersi responsabilità dirette, e faccia quindi un passo avanti verso il federalismo. Altrimenti si vada a votare». «E allora – ha concluso Costalli – a tutti chiederemo chiarezza nei programmi e coerenza nelle alleanze».
La richiesta a Casini di fare un passo avanti verso il federalismo va letta alla luce delle aperture che ieri sia Umberto Bossi sia il ministro Roberto Maroni hanno fatto all’Udc, auspicando un allargamento della maggioranza e spiegando che la Lega non pone veti al partito cattolico di centro. Un appello, quello di Costalli, che appare condiviso anche nei palazzi ecclesiastici.
È stata poco gradita nei sacri palazzi la frase attribuita al premier, il quale lunedì sera, durante la cena con i deputati del Pdl, avrebbe detto: «Anche il Vaticano si è chiesto perché l’Udc non dà appoggio esterno al mio governo». Battuta che rispecchia un pensiero ricorrente nei vertici della Chiesa, ma non è piaciuto che Berlusconi l’abbia tirata fuori. «Caro presidente – ha replicato Casini – mi auguro che lei abbia già smentito quelle frasi dissennate. La Chiesa si serve per convinzione, non per usarla strumentalmente nelle nostre beghe politiche».