I finti tagli di Re Giorgio

Il Quirinale annuncia risparmi per 60 milioni. Eppure il Colle costa ancora il doppio dell’Eliseo

La notizia è stata battuta ieri pomeriggio dalle agenzie di stampa in modo assolu­tamente inaspettato: il Quirinale rispar­mia e il suo costo torna a essere quello del 2008, cioè 245 milioni all’anno. La notizia, per la verità, è vecchia di sette mesi (fu annunciata nel luglio scorso) e la domanda è: come mai Napolita­no sente l’esigenza di spacciarla come nuova in una tranquilla e normale domenica pomeriggio di febbraio? Probabilmente la risposta è che quella che si apre oggi non è una tranquilla settimana di febbraio. Al pettine arriva infatti la questione del­l’articolo 18, la riforma del mercato del lavoro, che è lo scoglio sul quale il governo Monti rischia il nau­fragio come uno Schettino qualsiasi. Così Giorgio Napolitano, come il comandante De Falco, dalla sala operativa lancia ordini e gestisce le operazioni di soccorso. Prima fra tutte convincere la riluttante Camusso (e la sinistra tutta) a non fare barricate e non far scendere il Paese in piazza. Secondo alcu­ne voci di palazzo, ci sarebbe addirittura Napolita­no in persona dietro (e forse dentro) l’incontro se­greto, svelato ieri da la Repubblica , che Monti avrebbe avuto nelle scorse ore con la leader della Cgil.

Forse per questo il Quirinale, che su sacrifici e ri­sparmi ha una coda di paglia lunga chilometri, ha sentito il bisogno di riaffermare la sua propensio­ne al virtuosismo e alla sobrietà. Pura strategia di marketing, un peccato veniale benvenuto se, co­me qualsiasi incontro segreto o ufficiale, servirà a schiodare il mercato del lavoro italiano. Ma, detto questo, e Napolitano non ce ne voglia, non prendia­moci in giro. Il Quirinale non ha fatto tagli e rispar­mi come quelli chiesti agli italiani, semplicemente ha rinunciato ad aumentare le spese come previ­sto e resta una reggia elefantiaca e costosissima. Re Giorgio e la sua corte costano, nonostante tutto, quattro volte tanto la Corona inglese, tre volte tan­to l’Eliseo (e in Francia il presidente è anche il pre­mier di fatto), dieci volte tanto la presidenza tede­sca, con il doppio dei dipendenti del re di Spagna e oltre il doppio di quelli della Casa Bianca.

Insomma, se tagli sono stati fatti, gli effetti pro­prio non si vedono. E poco tranquillizza il fatto che nella nota diramata ieri già si dica che «a partire dal 2014 il fondo di dotazione non potrà essere ulterior­mente bloccato». Scusi presidente, ma dimezzare invece, di peso, organici e costi è chiedere troppo?